‘Ndrangheta, appello della DIA: “cosche sempre più imprenditrici, acuire vigilanza”

dia : 456“L’interesse imprenditoriale della ‘ndrangheta costituisce l’elemento caratterizzante che da tempo si e’ esteso dal territorio calabrese verso altre regioni, rendendo necessario acuire il livello di vigilanza”. Lo conferma la Relazione semestrale della Dia al Parlamento, che riguarda il primo semestre del 2014. La Relazione conferma poi, come la ‘ndrangheta, attraverso una “consolidata rete di relazioni”, abbia “la capacita’ di infiltrare settori della politica, della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria”. “Il quadro della minaccia proveniente dalla criminalita’ calabrese – prosegue la Dia – si completa con il potenziale economico delle cosche che consente di orientare, con successo, i propri interessi verso i circuiti economici”. Sequestri e confische di beni riconducibili ai clan calabresi, che hanno riguardato anche altre regioni, per la Dia “costituiscono il riscontro oggettivo sugli ormai sperimentati meccanismi che conducono, attraverso la fase di accumulazione finanziaria, a sistematiche iniziative volte al riciclaggio e al reimpiego di capitali sui circuiti economico-imprenditoriali”. “Gli episodi di condizionamento che affliggono gli enti locali calabresi – scrive la Dia ricordando, ad esempio, l’operazione contro la cosca Crea grazie alla denuncia dell’ex sindaco – sono diventati una ciclica emergenza che perdura da tempo e che pone, anche nell’anno in corso, la Calabria quale regione interessata dal piu’ alto numero di provvedimenti di scioglimento di Comuni per infiltrazione mafiosa: sono state commissariate quattro amministrazioni comunali”. “Sempre in tema di irregolarita’ amministrativa negli enti pubblici calabresi – prosegue la Relazione – nel semestre in esame si registra la sentenza di condanna in primo grado – 6 anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici – del presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, ritenuto responsabile di abuso d’ufficio e falso in bilancio durante il periodo in cui era sindaco di Reggio Calabria, nonche’ di tre componenti del Collegio dei revisori dei conti di quel Comune”. Tuttavia, per la Dia, il dato sul numero di enti locali sciolti per infiltrazione mafiosa “non deve condurre ad affrettate conclusioni: il fenomeno non e’ circoscritto alle cosiddette ‘regioni a rischio’”. Per questo motivo, spiega la Dia, “non deve essere sottovalutata la specifica capacita’ della criminalita’ calabrese di infiltrare enti ubicati in aree anche lontane sfruttando presenze consolidatesi da decenni anche a seguito di immigrazione”. La Dia, in tema di relazioni fra malavita organizzata e politica, ricorda anche l’operazione “Breakfast” che ha portato all’arresto di 7 persone tra le quali l’ex ministro Claudio Scajola, indagato per procurata inosservanza di pena nei confronti dell’armatore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e latitante negli Emirati Arabi. La relazione prende poi in esame la presenza ‘ndranghetista nelle varie province, dividendo quella reggina nei tre “mandamenti” di cui si compone l’organo direttivo delle cosche, la “Provincia”. Riguardo al mandamento Tirrenico, la Dia sottolinea come il porto di Gioia Tauro si confermi il luogo di transito della cocaina proveniente dal Sud America ed i Piromalli siano la cosca di rilievo nella Piana. Nel mandamento centro confermata la “posizione di supremazia, sulla citta’ di Reggio Calabria, delle storiche cosche cittadine De Stefano, Condello, Libri e Tegano”. Tuttavia, per la Dia “non puo’ trascurarsi una potenziale situazione di fermento, evidenziatasi con due attentati dinamitardi che, l’11 febbraio e il 2 marzo 2014 hanno interessato un noto bar in fase di ristrutturazione con un altro analogo evento, del 3 marzo 2014, ai danni di una gastronomia ubicata in pieno centro”. In provincia di Crotone, la Dia evidenzia come “la geografia criminale del territorio sarebbe in parte mutata dalla nascita del nuovo crimine nel comune di Cutro, riconducibile alla famiglia Grande Aracri che avrebbe assunto il controllo di tutte le attivita’ illecite a nord della regione”. Nel vibonese confermato, invece, il ruolo egemone dei Mancuso di Limbadi nonostante la cosca “sia stata interessata da diverse attivita’ investigative, con conseguente emissione di piu’ provvedimenti di natura cautelare, che ne hanno indebolito la struttura”. La Dia, infine, fa il punto delle misure di prevenzione eseguite nel primo semestre 2014. Complessivamente sono stati sequestrati beni per 37,7 milioni di euro su proposta del Direttore della Dia e 117 su proposta dall’autorita’ giudiziaria in seguito ad indagini della Dia e sono stati confiscati beni per 61 mln in conseguenza ai sequestri proposti dal Direttore della Dia e per 12,5 mln conseguenti ai sequestri proposti dall’autorita’ giudiziaria su indagini Dia.