Maxi-operazione a Reggio: 8 arresti tra gli esponenti della cosca ‘Franco’ [DETTAGLI]

I soggetti arrestati corrispondono a esponenti della cosca ‘Franco’ di Reggio Calabria per conto dei quali era stato detenuto l’esplosivo sequestrato dai carabinieri

relitto laura CScoperto il furto di tritolo, la cui sigla identificativa e’ Tnt, come riportato stamani da StrettoWeb, di cui erano rimasti vittime, i presunti affiliati alla cosca Franco di Reggio Calabria, federata con i Tegano, misero in atto una serie di tentativi per riavere il C4 con minacce e percosse ai danni di coloro che l’avevano sottratto. Tentativo andato a vuoto perche’, nel frattempo, l’esplosivo era stato sequestrato dai carabinieri. Questo e’ quanto emerge dall’inchiesta “Tnt 2″ coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dai carabinieri del Comando provinciale reggino. Tutto nasce dal sequestro, avvenuto nell’aprile del 2012, di oltre due chili di tritolo a casa di Domenico Demetrio Battaglia, 52 anni, arrestato nell’occasione insieme a Damiano Roberto Berlingieri (29), e ritenuti gli autori del furto. I due, detenuti, sono indagati in stato di liberta’ anche nella nuova operazione per altri reati. Nel corso delle indagini, nell’aprile scorso, i carabinieri arrestarono dieci persone accusate di fare parte di una banda dedita a furti, rapine e spaccio e di avere usato l’esplosivo per attentati intimidatori a scopo estorsivo. Dalle indagini, pero’, secondo quanto riferito dai carabinieri, e’ emerso anche che l’esplosivo, originariamente, era nella disponibilita’ della cosca Franco alla quale era stato sottratto. Ulteriori accertamenti hanno portato agli arresti di oggi, sette in carcere e uno ai domiciliari. Tra gli indagati figura, tra gli altri, Giuseppina Franco, figlia del boss storico della cosca, Michele, e il marito, Carmelo Consolato Murina, indicato come il reggente della consorteria e indagato in stato di liberta’ in quanto gia’ detenuto per altri reati. Arrestato anche un noto imprenditore reggino, Filippo Gironda, inserito nel circuito degli appalti pubblici del Comune di Reggio Calabria, nella cui villa, secondo l’accusa, sarebbero stati portati gli autori del furto di esplosivo per costringerli a restituire il tritolo. Tritolo dello stesso tipo di quello trovato nelle stive della nave “Laura C” affondata durante l’ultima guerra mondiale al largo di Saline Joniche.