Libia, l’Isis prende di mira le infrastrutture energetiche del paese

Isis Nuova emergenza in Libia: i miliziani dello Stato Islamico (Isis/Isil) puntano a sabotare o ad assumere il controllo delle infrastrutture energetiche del paese. Lo ha denunciato la compagnia petrolifera nazionale (Noc) ha chiesto urgentemente piu’ protezione alle sue installazioni, dopo i recenti attacchi all’oleodotto di El Sarir e agli impianti di Bahi. Nel primo caso a seguito dell’attentato c’e’ stato uno stop al flusso di petrolio verso il porto di Harig, che i tecnici stanno ancora cercando di risolvere. Nel secondo, fortunatamente il raid da parte di un non identificato gruppo di uomini armati con fucili mitragliatori e lanciarazzi e’ stato respinto dalla sicurezza della struttura senza che questa abbia subito danni. Le azioni non sono state formalmente rivendicate, ma secondo le intelligence occidentali sembra sia opera dei miliziani dell’Isis/Isil, che recentemente hanno conquistato Derna e Sirte. Il loro obiettivo e’ prendere il controllo delle fonti energetiche per finanziarsi, come avvenuto in Iraq con la raffineria di Baiji e altri impianti da cui poi sono stati cacciati. Il movimento jihadista, oggi piu’ che mai, e’ alla ricerca di risorse economiche dopo che la comunita’ internazionale ha cominciato a colpirlo non solo dal punto di vista militare ma anche da quello del “portafoglio”. A cio’ si aggiunge il recente crollo dei prezzi del petrolio, che ha reso piu’ difficile per la formazione contrabbandarlo al mercato nero. Inoltre, portare avanti la jihad in diversi paesi ha un costo molto elevato. Di conseguenza, ha bisogno di aumentare quanto possibile le sue disponibilita’, soprattutto per sfruttare appieno i successi ottenuti recentemente in Libia e, quindi, massimizzare la sua influenza nel paese nord africano. Non solo. Prendere il controllo delle infrastrutture energetiche o al limite sabotarle significa togliere alle istituzioni libiche, gia’ provate da una calo nell’estrazione del greggio (passata da 1,6 milioni di barili nel 2011 a 350 mila nel’ultimo anno), entroiti rilevanti. Cio’ penalizzerebbe ulteriormente le gia’ limitate capacita’ operative delle forze armate e faciliterebbe l’avanzata della jihad nello stato. Per ora la formazione punta su petrolio e gas, ma non e’ da escludere che nel prossimo futuro possa andare a colpire anche sul versante “acqua”, come ha cercato di fare nel nord dell’Iraq, attaccando ripetutamente la diga di Mosul e occupandola per un periodo di tempo limitato. L’acqua, vista la carenza nell’area, e’ fondamentale. Chi la controlla, sostanzialmente controlla la popolazione.