Immigrazione: trafficanti libici sempre più violenti

La situazione diventa sempre più pericolosa anche per i migranti che tentano di arrivare in Europa tramite mare

Immigrazione: barcone con 125 profughi soccorso a SiracusaIn Libia la situazione diventa sempre piu’ pericolosa per i migranti che hanno deciso di partire dal Paese nordafricano per l’Europa sulle “carrette del mare”, e per di piu’ i trafficanti libici stanno diventando sempre piu’ violenti. E’ cio’ che lo staff dell’Oim ha raccolto, parlando negli ultimi giorni con decine di persone sbarcate a Lampedusa. Nessun contatto, invece, con l’Isis, che alcuni dei migranti sembrano neppure conoscere. Secondo i calcoli dell’Organizzazione internazionale delle Migrazioni, in Italia, solo dall’inizio di febbraio, sono arrivati circa 4.300 migranti, 3.800 dei quali tra venerdi’ 13 e martedi’ 17. La maggior parte sono originari dell’Africa sub-sahariana, anche se nelle ultime 24 ore si e’ saputo che ci sono anche alcuni siriani ed eritrei. I migranti sono stati portati in salvo e condotti ai porti di Lampedusa, Pozzallo, Augusta, Porto Empedocle, Trapani (Sicilia) e Calabria. Tra gli arrivati a Lampedusa – dove e’ presente uno staff dell’Oim – c’era anche una neonata di 3 mesi. Sua madre, originaria della Somalia, ha descritto agli operatori dell’Oim il duro viaggio attraverso il deserto per raggiungere la Libia. Ha partorito in Libia in un edificio noto ai migranti come “casa di collegamento”, nella quale ha vissuto tre mesi e dove e’ stata vittima di soprusi da parte dei trafficanti; ha anche riferito di aver visto molti morire durante la traversata nel deserto e che i loro corpi sono stati abbandonati dove sono caduti. I racconti sul viaggio variano in maniera considerevole. Famiglie siriane e palestinesi hanno percorso la rotta che passa per il Sudan, arrivando li’ in volo da Amman, Beirut o Istanbul, per raggiungere Khartoum. Da li’, hanno attraversato il deserto per arrivare in Libia: questa e’ una delle poche alternative che hanno a disposizione, da quando il governo algerino ha reso estremamente difficile a persone di queste nazionalita’ ottenere il visto. Per questo motivo, la rotta che passava attraverso l’Algeria e’ stata ora sostituita da quella che passa attraverso il Sudan. Molto diversi anche i resoconti sulla permanenza in Libia: i migranti hanno raccontato di essere rimasti nelle case di collegamento per un periodo che andava dai 5 giorni ai 2 anni. Tutti hanno descritto la situazione come un vero stato di guerra; Tripoli stessa e’ ora sotto attacco e molti migranti affermano che e’ estremamente pericoloso rimanere nella citta’. “La Libia e’ un posto molto pericoloso per i migranti e la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente – riferisce Federico Soda, direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’Oim per il Mediterraneo a Roma – queste persone hanno bisogno di aiuto, occorre soccorrerle non appena partono. Le testimonianze hanno confermato quanto i trafficanti stiano diventando sempre piu’ violenti nei confronti dei migranti, sia nelle case di collegamento, nelle quali aspettano per giorni o settimane prima di potersi imbarcare, che nei punti di partenza”. A confermare che la situazione in Libia potrebbe esplodere e’ anche Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell’Oim che si trova a Lampedusa. “La Libia puo’ diventare cosi’ pericolosa che i migranti che si trovano gia’ li’ potrebbero restare bloccati. Bisognerebbe organizzare un’evacuazione di queste persone, c’e’ il rischio di una carneficina”. E’ Di Giacomo a confermare che i migranti intervistati dall’Oim sembrano ignari del pericolo-Isis: “gli africani sembrano non conoscere i guerriglieri del Califfato, mentre i siriani riconoscono la bandiera nera ma non sanno dell’avanzata in Libia”.