50 jihadisti monitorati in Italia: a Roma si cercano due libici

libia Sono una cinquantina i presunti jihadisti monitorati in varie città italiane dagli apparati antiterrorismo che in queste settimane hanno innalzato al massimo il livello di vigilanza dopo le minacce dello Stato Islamico all’Italia. Facce note e personaggi emergenti, nomi associati a vario titolo alla galassia estremista, possibili componenti di cellule ‘in sonno’ pronte ad entrare in azione oppure neo-militanti che sul web hanno compiuto un percorso di radicalizzazione. Non c’è al momento un piano specifico di attacco sul territorio nazionale, precisano all’Adnkronos fonti dell’antiterrorismo, ma nessun segnale si può sottovalutare in una situazione che vede lo Stato Islamico guadagnare minacciosamente spazio e seguito al di là del Mediterraneo.

In questa attività di prevenzione “a largo raggio, in ogni regione d’Italia “, si inserisce la ricerca specifica in atto in tutta Roma di due giovani che nei giorni scorsi si sono recati in un’armeria della capitale per chiedere il prezzo di un giubbotto antiproiettile e di un visore notturno.

“I due presunti estremisti (uno sotto i 30 anni, con i capelli corti, l’altro più giovane, alto e con le treccine)” sarebbero di nazionalità libica e “sono considerati molto pericolosi, e poco tempo fa hanno tentato di comprare armi da fuoco sul mercato nero della Capitale. Così facendo -scrive l’Espresso- si sono traditi: qualcuno ha capito le loro intenzioni, ha sentito puzza di bruciato e ha subito informato i servizi antiterrorismo, che ora stanno setacciando la Capitale per arrestarli”.

“‘Si tratta di soggetti islamici pericolosi, sospettati di terrorismo’ si legge nella nota che l’Arma ha girato ai suoi uomini sul territorio. ‘Caso rintraccio fermarli con le dovute precauzioni, perquisirli sul posto e accompagnarli in caserma, informandone subito il comandante’”.

“Si sospetta -prosegue l’Espresso- che i due siano ancora nel centro della città: le ricerche si stanno concentrando nel quartiere dell’Esquilino e del Pigneto, le zone multietniche della Capitale con due moschee molto frequentate”.

“Nessuno sa perché i due libici (così si sono dichiarati ai potenziali ‘venditori’) volessero acquistare armi illegalmente, né quali siano i loro obiettivi. Di sicuro -viene sottolineato- il nuovo contesto (le azioni dei guerriglieri dell’Isis che controllano ormai importanti città della costa libica, l’uccisione brutale di 21 cristiani copti di nazionalità egiziana e le minacce all’Italia – ‘siamo a Sud di Roma!’, hanno scritto nel video delle decapitazioni) preoccupa moltissimo gli inquirenti”.