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‘Ndrangheta, maxi condanna alla cosca Giampà: due secoli e mezzo di carcere [DETTAGLI]

Processo “Medusa”: totalmente assolti quattro imputati

giustiziaIeri la Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Anna Maria Saullo, ha condannato a 230 anni di reclusione complessivi 31 soggetti appartenenti al clan Giampà. A darne conferma stamane, anche La Gazzetta del Sud, che ricorda l’iter dell’operazione “Medusa”, risalente al 2012, anno in cui furono arrestate 36 persone, tra cui il giovane boss Giuseppe Giampà figlio del “Professore”, pentito tre mesi dopo essere finito in galera.

Per quanto riguarda la sentenza d’Appello del processo, ecco quanto deciso: al capo storico Francesco Giampà, in galera da tempo per omicidio, è stata confermata la pena a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa. A suo figlio Giuseppe la pena è stata ridotta a 5 anni e 4 mesi. Confermata invece la pena a 3 anni e 2 mesi alla moglie del giovane boss, Franca Meliadò. Gli altri Giampà condannati sono: le figlie di Francesco “il Professore” Rosa (4 anni e 8 mesi) e Vanessa (3 anni e 4 mesi), la moglie Pasqualina Bonaddio e la sorella Giuseppina Giampà (4 anni e 4 mesi ciascuno). Condannato anche il genero del boss, Vincenzo Bonaddio, ad 11 anni e 8 mesi, che ha sposato Giuseppina Giampà. Tanti i Giampà condannati anche in appello: Pasquale “Millelire” a 12 anni, Vincenzo (classe ‘70) a 7 anni e mezzo, per Vincenzo “Camacio” 7 anni e 8 mesi, Domenico Giampà 8 anni, Saverio e Davide Giampà a 6 anni e 4 mesi ciascuno. Condanne anche per i Notarianni imparentati con i Giampà: 13 anni e 8 mesi ad Aldo, 12 anni per Aurelio, a Giovanni 9 anni e 4 mesi, 10 anni a Luigi (classe ‘74), e 5 anni all’omonimo (classe ‘92). Per Antonio Notarianni 8 anni e 10 mesi, ed 8 anni a Rosario. A Vincenzo Arcieri, boss di Bella insieme ai parenti Cappello, confermata la pena di primo grado a 9 anni e 4 mesi. Gli altri condannati sono Maurizio Molinaro con 8 anni, i fratelli Pasquale e Giuseppe Catroppa (per il primo 6 anni e 4 mesi, per l’altro un anno in meno), Domenico Chirico (classe ‘82) 9 anni e 4 mesi, Alessandro Torcasio 6 anni, Antonio Voci 8 anni e 8 mesi, Luca Piraina 2 anni e 8 mesi, a Claudio Paola 7 anni. Ad Umberto Egidio Muraca ridotta la pena da 6 anni a un anno e mezzo. Condanna minore anche per il brigadiere dei Carabinieri Roberto Gidari (da 6 anni ad un anno e 2 mesi), assolto dall’accusa di associazione mafiosa, ma a cui è stato confermato il reato di rivelazioni di segreto istruttorio. Secondo l’accusa Gidari, difeso dai legali Francesco Gambardella e Francesco Pagliuso, era la “talpa” della cosca tra i Carabinieri. Angelo Paradiso, invece, assistito dall’avvocato Antonio Larussa, è stato completamente assolto. Scagionati anche Domenico Chirico (classe ‘77) e Giuseppe Cappello “Cutilicchio” condannato in primo grado a 8 anni e 8 mesi. A difenderlo l’avvocato Pagliuso. Assolto, infine, Nino Cerra, che avrebbe dovuto scontare oltre 6 anni.