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Lettera di un lavoratore a StrettoWeb

mobilitazione dei lavoratoriLettera di un lavoratore disperato a StrettoWeb:

«Caro direttore – scrive il lavoratore Foschini – mi rivolgo a voi per continuare ad avere l’aiuto e il sostegno che ci avere riservato fin qui. Siamo lavoratori che percepiamo gli ammortizzatori sociali in deroga e crediamo che, l’informazione libera, sia rimasta l’unica cosa su cui possiamo fare affidamento. Noi continuiamo a fare le nostre battaglie sindacali, civili e democratiche, cercando, nelle nostre azioni, di rispettare le istituzioni e gli enti che, dalla loro, devono però fare il proprio dovere nell’erogazione di quel misero contributo (poche decine di euro) che mai ci viene versato con un minimo di puntualità: vantiamo ancora quasi tutto il 2014. Siamo persone che, prima della crisi, avevamo un lavoro precario, magari provvisorio, magari malpagato, ma era pur sempre un lavoro. Siamo persone che non si sono fatte tentare da altre strade che non erano quelle della legalità nel lavoro. Di alzarsi di mattina, magari prestissimo, per svolgere attività che molti altri rifiutavano. Il bisogno ed il dovere di padri di famiglia ci faceva superare ogni difficoltà. Una grande voglia di lavorare che non somiglia per niente alle fotografie che scattano sul meridione, sulla Calabria e su Crotone, dove veniamo come fannulloni che scelgono la strada comoda dell’assistenza e del guadagno facile. Non è stato facile per noi affrontare un periodo così nuovo e così grave, dove anche quel poco a cui ci attaccavamo con tutte le nostre forze è venuto a mancare. Adesso non sai più a chi rivolgerti e mentre prima non ci interessavamo di quello che la politica e le istituzioni facevano, oggi vediamo e tocchiamo con mano che, coloro i quali dovrebbero guardare ai bisogni ed alle sofferenze delle famiglie, sono impegnati in cose che non capiamo e che ci sembrano lontanissime da ciò che le persone si aspettano. Ci rispondono che loro non possono creare il lavoro e non possono cambiare i bisogni economici delle persone, ma di grazia a chi vanno le 30 mila euro al mese che spendono nelle commissioni comunali a Crotone? Nessuno sa e si accorge di loro e a che servono, ma soprattutto quale lavoro svolgano. Allora viene il dubbio che per loro stessi il lavoro lo creino e cioè quello di consigliere comunale. Dice qualcuno, ma perché andate sempre al Comune? Ma perché vorremo che la metà dell’impiego che ci mettono per i loro personali interessi lo spendessero anche per noi. Magari per sollecitare il governo a dare le risorse, per stimolare la Regionale a trasmettere tali risorse all’Inps. Se così fosse, invece di sbatterci da una burocrazia all’altra, verrebbero accelerati i tempi dei versamenti perché, a noi, quei pochi soldi, quelle poche decine di euro, ci servono per dare da mangiare alla nostre famiglie. Ma qualcuno dice che noi stiamo troppo comodi con l’assistenzialismo e questo non è assolutamente vero perché in qualsiasi momento, in qualsiasi incontro che riusciamo ad ottenere per Crotone, noi parliamo di bonifica, di antica Kroton, di strade, di porto, di aeroporto, di ferrovia, di cose che, se soltanto si concretizzassero, già creerebbero la speranza di ottenere un lavoro. La speranza, appunto, non ci danno neanche questa! Neanche per tornare a casa dopo una giornata inutile e raccontare alle moglie e ai figli che forse ce la possiamo fare, che forse qualcuno si sta interessando alla nostra città e che questo può portare il lavoro. Il lavoro e non l’assistenza: questa è la nostra fissazione. Ma poi abbiamo il timore che qualcuno non ce la faccia più a resistere e che quindi possa fare qualcosa di sbagliato, prima di tutto contro se stesso. E così cerchiamo di farci coraggio a vicenda. Il sindacato ci ha dato un posto dove vederci e parlare, chiamare questo o quello per sapere quando arrivano i soldi se arrivano, ci presentiamo sotto le sigle sindacali per essere ricevuti e per dimostrare che non siamo una truppa di sbandati: stiamo studiando per imparare le leggi che ci sostengono e promuovono il lavoro, perché ci dicono che non bisogna essere inconsapevoli ed ignoranti. Dal puto di vista umano questa è esperienza straordinaria. Alzarmi ogni giorno e sapere di poter dare una informazione, o comunque ricercarla per tutti quelli che come me aspettano una risposta, mi aiuta a non perdere la fiducia e la stima in me stesso, Mi cadono le braccia però quando assisto a quello che ha fatto il sindaco di San Nicola dell’Alto che, pur avendo i finanziamenti per potere stabilizzare i lavoratori precari, ha scelto di lasciarne fuori due senza spiegazione. Ho provato a chiamarlo con educazione e rispetto ma non è stato possibile risolvere il problema. Ecco perché vi ringraziamo cari direttori, perché a differenza di quelli che dovrebbero farlo voi continuate a tenere accesa una lampadina sui nostri problemi, mi verrebbe voglia di dire su nostri drammi quotidiani ma non deciso di essere fiducioso».