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Il poker nella Conferenza di Yalta

Il-poker-nella-Conferenza-di-YaltaAlla fine della seconda guerra mondiale s’incontrarono a Yalta, in Crimea, i più importanti esponenti dei tre paesi più grandi tra quelli che avevano vinto la guerra.

Erano presenti: Stalin, nella qualità di padrone di casa, il primo ministro britannico Winston Churchill ed il presidente americano Roosevelt.

Il generale francese Charles De Gaulle attese invano l’invito, ma non lo ricevette e ci restò molto male.

Ufficialmente i tre avrebbero dovuto parlare su come gestire la pace raggiunta ma, di fatto, organizzarono l’incontro per spartirsi il mondo.

Compiuti i convenevoli di rito, iniziarono a discutere sulle modalità di assegnazione dei vari territori.

Stalin propose subito l’idea di disputare una partita cash [1] poker in cui, ogni fiche in gioco corrispondesse a un paese del mondo.

Churchill accettò di buon grado, forte della tradizione di gioco inglese che, come si è visto, risaliva ai Cavalieri della tavola rotonda.

Per il Presidente americano fu un autentico invito a nozze, forte del fatto di essere lui stesso un buon giocatore della scuola americana, che era la prima di tutte.

Il gioco si protrasse per alcuni giorni, intervallato da convivi vari e foto per i giornali.

Vinsero tutti, in quanto la posta l’avevano già pagata tutti gli altri paesi del mondo ma, alla fine, Stalin e Roosevelt fecero la parte del leone.

Il mondo si trovò praticamente diviso in due, con l’eccezione di poche zone grigie.

Alla fine dell’incontro i tre si salutarono cordialmente, ma non giocarono più insieme.

Iniziò così un periodo che si chiamò “guerra fredda”.

Stalin, uomo di vecchio stampo ed abbastanza grossolano, tornato a casa, impose con la forza la sua autorità a tutti i paesi che era riuscito a conquistare al tavolo da gioco e stabilì che solo l’Unione Sovietica avrebbe potuto organizzare tornei (la famosa teoria del poker in un paese solo).

Ai partiti comunisti dei paesi sottomessi rimase solo la facoltà di organizzare tornei satelliti [2] di quelli sovietici.

Per questo motivo gli stati dell’est Europa presero appunto il nome di paesi satelliti.

Roosevelt, di ben diverso livello e dotato di una sottile intelligenza, invece di imporre con la forza l’autorità americana sui paesi vinti, diede loro dei soldi, con la clausola che venissero distribuiti alla popolazione, ma sotto forma di ticket per tornei.

Quindi si fece autorizzare dai vari paesi a realizzare delle basi nel loro territorio destinate all’organizzazione di tornei di texas hold’em.

Infatti era consapevole dell’indiscussa superiorità americana nel gioco e quindi certo di un adeguato ROI (return on investiment cioè guadagno sull’investimento effettuato) per il suo paese.

L’operazione passò alla storia come “Piano Marshall”.

Tra i tanti paesi beneficiari del piano l’Italia, grazie ad esso, si risollevò rapidamente dai disastri della guerra fino a essere diventato oggi uno dei mercati più ambiti per le società che gestiscono il gioco online.

[1] cash poker: poker a soldi con posta sempre rimpiazzabile

[2] satellite: torneo di qualificazione ad un torneo più ricco e per la cui  iscrizione si paga una quota d’importo ridotto rispetto a quella del  torneo principale

Saverio Spinelli