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La Calabria ancora indietro nella mappatura dell’amianto

amiantoLa presenza dell’amianto nei centri abitati, in molte tubature di acquedotti e costruzioni in disuso, come le ex fabbriche oggi dismesse, è tuttora un problema irrisolto nonostante la legge imponesse bonifiche nei siti inquinati già diversi anni fa. La Calabria non fa eccezione, e l’aspetto più inquietante è che ancora non è disponibile un quadro complessivo completo della situazione attuale. ”La Regione – lamenta all’Adnkronos il commissario dell’associazione Ona Cosenza Giuseppe Infusini – non ha dato molti strumenti all’Arpacal per fare la mappatura”. Infusini sostiene che ”è necessario il rinforzo delle unità lavorative” per un’attività molto complessa che certamente ”non è facile”. L’Arpacal ”ha un volo di rilevamento -spiega- basato su indagini spettrali che consente di sapere quanto amianto c’è, però per fare questo in tutta la Calabria è necessario tempo e personale. E poi è evidente che il telerilevamento va bene solo per le coperture mentre per altri aspetti, come le tubature ad esempio, dovrebbero essere i comuni a fare il censimento”. ”Già il 20 marzo 2013 -spiega il commissario dell’associazione Ona Cosenza che si occupa del problema amianto, Giuseppe Infusini- era partita una lettera dalle Aziende sanitarie verso i comuni per effettuare il censimento ma molti forse non l’hanno neanche letta. All’interno dell’unità speciale amianti, istituita alla Regione Calabria, noi abbiamo fatto notare che senza un termine perentorio quella lettera non avrebbe sortito l’effetto che avrebbe dovuto avere”.

amiantoNon solo, secondo Infusini c’è un altro problema: ”I piccoli comuni vanno anche seguiti perché non hanno tutte le competenze per portare avanti l’indagine. Noi siamo anche disponibili con la nostra associazione a fare consulenze gratuite, e a formare i tecnici comunali”. Rimane il fatto che ”la mappatura è necessaria, come la legge imponeva già dal 2003 alle Regioni. Assistiamo a una inadempienza terribile -denuncia Infusini- ed è strano che nessuno se ne accorga. Noi abbiamo chiesto che lo Stato si facesse carico delle inadempienze delle Regioni, come si sta facendo adesso con i fondi europei. Altrimenti si lascia sempre passare tutto sulla testa dei cittadini”. Aspetto tuttora molto dibattuto è la pericolosità dell’amianto per la salute umana. Il commissario dell’Ona Cosenza, Giuseppe Infusini, chiarisce: ”Le morti sospette possono non sono strettamente correlabili con la presenza di amianto ma laddove le fibre vengono inalate abbassano le difese immunitarie e si creano le condizioni per l’aggressione di altri agenti patogeni. Questo è risaputo, se n’è parlato nella seconda conferenza internazionale che si è svolta a Roma”. L’associazione, che da qualche anno è attiva anche a Cosenza e nel resto della Calabria per sensibilizzare sul tema dello smaltimento dell’amianto, ha scritto una lettera ai candidati nell’ultima campagna elettorale regionale calabrese, facendo un elenco delle cose che servono: ”La mappatura, il censimento, incentivi, mettere nelle condizioni tutti gli enti coinvolti -spiega ancora Infusini- nell’attuazione della legge regionale di fare i propri adempimenti, un tavolo di concertazione con le categorie sociali come la Camera di commercio e Confartigianato perché ognuno agisca per i propri ruoli alla risoluzione della problematica”. L’Ona Cosenza è disponibile a offrire un contributo gratuito per aprire sportelli informativi a favore di tecnici comunali e di cittadini sul tema dell’amianto.

amiantoUn’altra proposta concreta lanciata dall’associazione è la stipula di convenzioni con le ditte di smaltimento con canoni annuali in modo da abbassare i costi e venire incontro ai cittadini con procedure più veloci per piccole quantità di amianto. ”L’aspetto burocratico disincentiva i cittadini. La proposta dell’Ona è che per piccole quantità ci sia uno smaltimento snello. Lo sportello amianto del Comune informa il cittadino su come fare, così opportunamente informato prepara il materiale e poi chiama la ditta. Mentre per quantitativi più grossi è opportuno dare incentivi”. Queste proposte sono inserite nel piano regionale amianto, un documento che deve ancora essere approvato e nel quale, secondo l’Ona, dovranno essere inserite informazioni fondamentali, ovvero i siti pericolosi. ”Lo prevede la legge, mentre alcuni componenti dell’unità speciale amianto non vogliono che siano segnalati. Pensiamo – conclude Giuseppe Infusini – che il piano regionale sia ancora incompleto, va integrato”.