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“Trame, festival dei libri sulle mafie” e “Courmayeur Noir In Festival” si fondono: dalla Calabria alla Val D’Aosta

Noirfest_savatteri_carofiglio_quatriglio_sardo - bassaDa Lamezia Terme a Courmayeur, dalla Calabria alla Val D’Aosta si salda l’alleanza fra “Trame, festival dei libri sulle mafie” e il “Courmayeur Noir In Festival”. E così ì temi della mafia, dell’Italia del male, della mafia e della corruzione, sbarcano all’estremo nord con la giornata realizzata in collaborazione tra i due festival dell’estremo nord e dell’estremo sud dell’Italia. Una giornata aperta con la riscoperta dei film dell’Istituto Luce dedicati al sud e con l’anteprima nazionale del docufilm “Malerba” di Troni Trupia, dedicato alla storia di Giuseppe Grassonelli, l’ex killer mafioso siciliano che in carcere si è laureato e ha scritto l’omonimo libro sul suo percorso criminale e di redenzione in un romanzo-verità scritto con il giornalista Carmelo Sardo, vincitore dell’ultima edizione del prestigioso premio Leonardo Sciascia-Racalmare.

Dai cinegiornali della Settimana Incom sulle gesta, la cattura e la morte del bandito Salvatore Giuliano, nel 1950, al film di Gianfranco Mingozzi Con il cuore fermo, Sicilia del 1965, passando per i filmati dell’Istituto Luce che documentarono le vicende del bandito La Marca e del brigante Musolino, di Rosario Candela e del mostro di Presinaci. È l’illuminante e suggestivo il percorso di Trame, il Sud in bianco e nero, l’incontro promosso al Noir in Festival dal Trame Festival dei libri sulle mafie e dall’Istituto Luce Cinecittà, con la conduzione del giornalista Gaetano Savatteri e la partecipazione dei registi Costanza Quatriglio e Toni Trupia, i dirigenti della Fondazione Trame Armando Caputo e Tommaso De Pace, gli scrittori Gianrico Carofiglio e Carmelo Sardo e il critico Giovanni Spagnoletti.

Noirfest_quatriglio_caputo_trupia - bassaUn inedito viaggio attraverso l’evoluzione della narrazione della criminalità organizzata tramite le immagini e le parole dei cinegiornali, in cui emerge in tutta la sua potenza l’influenza del linguaggio cinematografico sulla rappresentazione del fenomeno mafioso. “Nei cinegiornali sul bandito Giuliano vediamo un immaginario costruito su icone che rappresentano qualcosa di invisibile: la mafia – spiega Costanza Quatriglio, la regista di Triangle – È un immaginario fatto di paesaggi, di volti, con il pescivendolo, le donne velate, il carretto siciliano: scene costruite a scopo propagandistico, impregnate di forzature semantiche”. Un metodo rappresentativo ingenuo e diabolico allo stesso tempo. “Erano documenti filogovernativi”, commenta Savatteri, capaci di suggerire che, con la cattura di un criminale, si “metteva fine alle anacronistiche sopravvivenze del passato mafioso”.

Secondo Armando Caputo, presidente della Fondazione Trame, “ci fu all’epoca una potenza di fuoco dello Stato ben rappresentata da quelle immagini: dall’ultimo brigante ucciso, raccontato come una vittoria definitiva, alla lotta seria alla ‘ndrangheta sono passati decenni: nel frattempo la ‘ndrangheta in Calabria è diventata una potenza inimmaginabile, svelando l’enorme danno provocato anche da quella rappresentazione falsata”. Il regista Toni Trupia azzarda un “paragone con la narrazione giornalistica del caso di cronaca del piccolo Loris: è stata effettuata una forzatura di senso in cui qualsiasi indizio porta alla medesima conclusione, mostrando sempre la madre tra due poliziotti e rappresentandola quindi come arrestata”.

Noirfest_depace_savatteri_quatriglio_sardo - bassaI cinegiornali della Settimana Incom dell’inizio degli anni ’50 tracciavano comunque un affresco del Sud attraverso i suoi mali molto diverso da quello che arriverà più tardi, con il bellissimo documentario firmato da Giuseppe Ferrara nel 1966, Mafia d’Aspromonte, in cui al contrario la ‘ndrangheta viene definita come “uno dei pochi mezzi di affermazione personale dei cittadini calabresi, attanagliati dalla paura della vita in una terra condannata all’oblio sociale”. Lo scrittore Gianrico Carofiglio, che da consulente della Commissione antimafia coniò l’espressione “mafia liquida”, conferma che “la paura della vita, come suggerisce il documentario di Ferrara, è in effetti una delle verità profonde dietro il fenomeno mafioso. All’epoca non c’erano norme, né strumenti tecnici e investigativi per contrastarlo, c’era un problema culturale e di compromissione degli apparati dello Stato, soprattutto in Sicilia”. E Tommaso De Pace, direttore della Fondazione Trame e socio fondatore dell’Associazione Antiracket Lamezia – Onlus, sottolinea com’è possibile che a cinquant’anni di distanza i nomi citati nel documentario di Ferrara – Piromalli, Barbaro, Gioffrè – “sono gli stessi ancora oggi presenti nelle cronache giudiziarie della Calabria, così come sempre le stesse sono le attività illecite controllate dalla ‘ndrangheta: truffe alle assicurazioni, gestione del movimento terra e dell’edilizia, racket sui commerci ortofrutticoli”.
Il finale dell’incontro è riservato alle incredibili immagini di Con il cuore fermo Sicilia, un’opera che, secondo Costanza Quatriglio, “mostra la potenza della grande letteratura, grazie al testo di Leonardo Sciascia, che incontra il grande cinema firmato da Mengozzi e coadiuvato da Zavattini”.
La giornata valdostana di Trame ha visto anche la presentazione di cinquanta minuti del docufilm di Toni Trupia “Malerba”, racconto per immagini e testimonianze dell’omonimo libro scritto dal giornalista Carmelo Sardo e dall’ergastolano Giuseppe Grassonelli sulla vita criminale e di redenzione di Grassonelli, ex killer di mafia che in carcere si è laureato con 110 e lode. “Siamo felici e onorati di aver portato l’anticipazione del nostro docufilm al Noirfest in questa giornata realizzata assieme a Trame: questi sono i primi cinquanta minuti di un documentario che presto sarà completato e potrà essere a disposizione del pubblico. Una storia potente che racconta la vicenda di un uomo e di un’intera regione come la Sicilia” dichiara Trupia. Carmelo Sardo, coautore del libro e co-sceneggiatore con Trupia del docufilm, prodotto da Interlinea di Maurizio Antonini, ha commentato: “E’ stato un momento importante, un primo confronto con il pubblico per vedere le reazioni di fronte a una storia così forte e al alta densità emotiva”.
La collaborazione con il Noirfest proseguirà nella prossima edizione di Trame, a giugno del 2015, nel nuovo appuntamento con l’unico festival italiano di libri sulle mafie.