Roma, si va verso lo scioglimento per mafia del Comune? La decisione nelle mani del prefetto Pecoraro

comune romaE’ per ora nelle mani del prefetto Giuseppe Pecoraro la ‘patata bollente’ del possibile scioglimento del Comune di Roma per mafia, come chiesto dall’M5S a seguito dell’inchiesta della procura capitolina. Ma, ha spiegato lo stesso prefetto, la sua valutazione sara’ girata al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che decidera’ se portare la proposta in Consiglio dei ministri. “Bisogna tenere conto – ha sottolineato Pecoraro – che siamo la Capitale e la nostra decisione, qualunque essa sia, riguardera’ tutto il nostro Paese”. Sara’ una decisone politica, dunque. Nel 2012 il Consiglio dei ministri, su proposta dell’allora ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, dispose lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria, il primo capoluogo di provincia ad essere colpito dal provvedimento. La materia e’ regolata dall’articolo 143 del testo unico sugli enti locali, che prevede la possibilita’ di sciogliere i consigli comunali e provinciali quando “emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalita’ organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori”…, “ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volonta’ degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialita’ delle amministrazioni comunali e provinciali, nonche’ il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”. Tocca al prefetto disporre gli accertamenti per verificare se sussistano queste condizioni, di norma promuovendo l’accesso presso l’ente. In questo caso il prefetto nomina una commissione d’indagine che, entro tre mesi dalla data di accesso, gli consegna le proprie conclusioni. Entro 45 giorni dal deposito delle conclusioni, il prefetto invia al ministro una relazione nella quale si da’ conto della eventuale sussistenza degli elementi. Lo scioglimento e’ quindi disposto con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della relazione. Con il decreto di scioglimento e’ nominata una commissione straordinaria per la gestione dell’ente, composta di tre membri scelti tra funzionari dello Stato e magistrati, che rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile. Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo scioglimento, il ministro, entro tre mesi dalla trasmissione della relazione del prefetto, emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui da’ conto degli esiti dell’attivita’ di accertamento.