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Reggina, adesso serve lucidità e un ambiente compatto per evitare di fare la fine del Catanzaro

di micheleAdesso serve ragionevolezza. Alla Reggina e soprattutto al suo ambiente. I giocatori, lo staff tecnico, la società, i tifosi, gli addetti ai lavori, i giornalisti devono fare analisi a mente fredda in modo lucido e ragionevole. Ieri al Granillo è stata un’escalation di emozioni e sensazioni che hanno portato ad una contestazione durissima, probabilmente esagerata rispetto a quanto la squadra (per l’ennesima volta) ha dimostrato sul campo. I giocatori hanno sudato la maglia, si sono impegnati. Alcuni (Rizzo, Karagounis, Di Lorenzo, Camilleri, Insigne e Louzada) hanno anche giocato bene. La squadra ha dominato, ha creato almeno 12-13 palle gol, di cui 5 clamorose, ma il portiere avversario è stato il migliore in campo e in altri casi è mancata (per un soffio) la precisione, con tanti tiri che hanno sfiorato il palo o la traversa.

armellino reggina aversa normannaPoi, al 95°, il gol della vittoria era arrivato grazie ad Armellino, ed era regolarissimo come testimoniano tutti i replay, ma il guardalinee l’ha annullato inventandosi un fuorigioco inesistente. In altri tempi, in altre situazioni, il pubblico di Reggio dopo un simile sforzo avrebbe applaudito i ragazzi, avrebbe duramente contestato e fischiato sì, ma soltanto la terna arbitrale.

La Reggina è penultima con 6 punti in classifica, ma sul campo ne ha conquistati 10 che le avrebbero consentito di essere in zona salvezza, senza la penalizzazione. La salvezza, oggi, comunque, senza considerare che dopo il ricorso la penalizzazione potrebbe essere annullata o comunque ridotta, dista soltanto due punti. La squadra gioca bene a calcio, costruisce tantissimo, manca di precisione e palesa tutti i propri difetti, ma merita ancora una volta fiducia e sostegno. Perché ci mette il cuore, perché ci mette l’impegno, perché ci mette la faccia. Dev’essere più cattiva, più pungente e precisa. Deve crescere e migliorare. Ma è anche la squadra più giovane del campionato, nata dalle ceneri di un incubo chiamato fallimento evitato in extremis ad agosto dal presidente Foti, che è rimasto da solo e non ha trovato supporto nella guida e nella gestione del club.

insigne reggina aversaReggio ha vissuto appena un anno fa, nella sventurata stagione del centenario, un anno da incubo. Le sconfitte erano meritate, i giocatori uscivano dal campo a testa bassa, raramente costruivano un’azione da gioco e superavano la metà campo avversaria. Quella di quest’anno è tutta un’altra squadra.

Piuttosto la Reggina deve evitare di fare la fine del Catanzaro: le “Aquile”, dopo i 7 anni tra le big della serie A, dal 1982 dopo l’ultima retrocessione dalla A, hanno vissuto soltanto 7 anni in serie B, 7 anni in serie C1 e ben 18 anni in serie C2 (la quarta serie, l’equivalente dell’attuale serie D). Dopo quei 7 magici anni in serie A, a Catanzaro pensavano che solo per il blasone di chiamarsi “Catanzaro” avrebbero dovuto vincere contro tutto e tutti, e invece hanno preso schiaffi in faccia nei campi in terra battuta delle periferie del calcio italiano per oltre 30 anni, senza ancora rialzarsi davvero. La Reggina di oggi sembra ripercorrere una storia simile. Dopo i 9 anni di serie A, ancora oggi a Reggio l’ambiente è troppo presuntuoso. Manca quell’umiltà nel considerare avversari come Aversa Normanna, Paganese, Melfi, Ischia e Savoia, degni di una categoria come la Lega Pro in cui la Reggina milita attualmente.

rizzo regginaAll’ambiente serve ragionevolezza. Non importa se qualche anno fa eravamo all’Olimpico e a San Siro. Prima di arrivare lì, giocavano a Chieti, Gualdo, Casarano, Nola, Torre del Greco, Siracusa e ne eravamo orgogliosi. Poi siamo arrivati negli stadi più importanti d’Italia ma comunque chiedevamo il massimo a chi vestiva la maglia amaranto. Avevamo dimenticato la polvere di Casarano, Chieti e Torre del Greco. Adesso dobbiamo dimenticare i riflettori dei big match in diretta internazionale, perché la realtà è questa e la realtà è che Lupa Roma e Aversa Normanna pareggiano al Granillo. Entrambe dominate dalla Reggina, entrambe in modo miracoloso perché la prima è graziata dal palo su cui si stampa il rigore di Insigne al 95°, la seconda dal guardalinee che si inventa il fuorigioco di Armellino annullando un gol regolare sempre al 95°. Di uguale c’è il rammarico di una squadra che meriterebbe almeno 12-13 punti in più in classifica per quello che ha fatto sul campo dall’inizio della stagione ad oggi.

di michele regginaIl pubblico e la gente di Reggio adesso deve fare quadrato, sostenere questi ragazzi perché se lo meritano e devono conquistare questa salvezza vitale per il futuro della società, di una società che a questa gente ha regalato soddisfazioni inimmaginabili e a cui il territorio non presenta alcuna alternativa. Oggi la Reggina è ancora viva, la domenica al Granillo c’è la partita e quei 3.000 cuori che palpitano dagli spalti tutta l’emozione, che è anche sofferenza, della realtà amaranto, meritano di sognare ancora, meritano di gioire ancora, meritano di avere un motivo per essere orgogliosi di avere la Reggina nel cuore.