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La Rai racconta la morte del capo della mobile di Palermo Ninnì Cassarà

Ninni CassaràE’ il 6 agosto del 1985 quando un commando mafioso uccide a colpi di kalashnikov Antonino Cassarà, 38 anni, capo della sezione investigativa della Squadra mobile di Palermo. Insieme a lui cade anche l’agente Roberto Antiochia, in una esecuzione organizzata da Cosa Nostra come una vera operazione militare. Cassara’, che oggi la Rai ricorda con un documentario, muore colpito alla nuca sulle scale di casa tra le braccia della moglie Laura che chiama inutilmente aiuto. Per ricordare a poco meno di 30 anni dalla sua morte quello che e’ ritenuto un grande investigatore, uno che se doveva indagare “non guardava in faccia a nessuno”, arriva sulle reti Rai “Ninni Cassarà, un bravo poliziotto”, di Francesco La Licata e Stefano Ribaldi, per la regia di Silvia Mattioli, realizzato da Rai Cultura in collaborazione con la Scuola Superiore di Polizia dove oggi e’ stato presentato in anteprima alla presenza del presidente del Senato Piero Grasso e del capo della polizia Alessandro Pansa, che ha ricordato il suo primo incontro con Cassarà in sede di concorso.

Un poliziotto “bravo” Antonino, Ninni per gli amici, proprio come lo ricorda chi lo ha conosciuto ed anche un poliziotto colto,come e’ evidente dalla sua deposizione in uno dei processi di mafia, un uomo dello Stato che parla delle attività dei fratelli Salvo in un processo pubblico, cosa che in quegli anni era un’eccezione “vista molto male”, come spiega il poliziotto Giordano che lavorava in quegli anni con il vicequestore. Un leader carismatico per i suoi uomini, che fa indagini sul campo, che non torna a casa se non hanno fatto ritorno tutti i componenti della sua squadra, che e’ disponibile “24 ore al giorno” e di cui (anche) per questo la moglie incontrata sui banchi del liceo Garibaldi di Palermo descrive come “episodica” la sua presenza a cena a casa.

Con il suo coraggio da “bravo poliziotto”, appunto, Cassara’ getta le basi di quella lotta alla mafia che ha ottenuto il suo più grande risultato con il maxi processo voluto da Giovanni Falcone, che lui conosce e frequenta. Attraverso la narrazione di La Licata, di un altro giornalista, Antonio Calabro’, degli uomini e donne della sua squadra – i pochi che sono ancora vivi – il documentario racconta chi era e come lavorava Cassarà. I suoi metodi innovativi, in una Palermo dove la polizia non si poteva avvalere delle intercettazioni e dove per fare pedinamenti si usavano mezzi propri perche’ quelli della polizia “li conoscevano benissimo, le solite Ritmo e Alfa-Sud”, il suo coraggio, la sua integrità.