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Calabria: “se riorganizzare significa tornare indietro”

burocrazia“La conferma che la riorganizzazione degli Uffici periferici del Mibact sia una conseguenza della spending review più che di una scelta di efficientazione delle già fragili Soprintendenze periferiche, per lo più con il fiato corto nei confronti delle effettiva tutela dello sterminato patrimonio nazionale, ci viene dal sito stesso del Ministero che, alla pagina dedicata esordisce così: ”La riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) trae origine, come è noto, dalle politiche di spending review attuate da ultimo con il decreto legge n. 66 del 2014, convertito nella legge n. 89 del 2014. In base ai tagli operati nel 2012-2013, infatti, ogni Ministero era tenuto a dotarsi di un nuovo regolamento di organizzazione che recepisse le riduzioni di pianta organica. Il MIBACT adempie, finalmente, a tale obbligo e ridisegna se stesso in modo fortemente innovativo, in linea con le misure già adottate con il d.l. n. 83 del 2014, convertito nella legge n. 106 del 2014 (c.d. decreto ArtBonus)” afferma in una lettera Marisa Cagliostro già docente universitaria.

“Se, come dicono i rumors del settore, si starebbe operando, anche per la Calabria, una riduzione delle postazioni territoriali a difesa dell’abusivismo imperante e per la vigilanza su lavori banditi frettolosamente dagli enti locali o, per essere diplomatici, senza alcun riguardo alla sostanziale storicità del bene su cui si interviene ecco che diventa fondamentale la continuità dell’operatività. Un esempio potrebbe essere la sede operativa della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici della Calabria nella città di Reggio Calabria, che si trova ad intervenire su importanti progetti di trasformazione e recupero urbanistico che hanno rivelato superficialità nella progettazione e nella stessa predisposizione dei relativi bandi di gara, tanto da avere costretto il Ministero a bloccare la prosecuzione dell’iter affidativo all’impresa aggiudicataria, come per il Lido Nervi, o a chiedere che l’ente locale proceda con il suo Ufficio tecnico almeno a varianti in corso d’opera laddove è palese la non aderenza del progetto alla tutela del bene storico, su cui le maggiori associazioni culturali hanno richiesto a voce alta il rispetto nell’interesse della città, come per il rifacimento dell’antico Corso Borbonio, poi Garibaldi. Senza dimenticare -prosegue- che lo stesso Ministero ha appena approvato la spesa per l’appalto di un palazzetto abbandonato in una via centrale della città, dato in comodato d’uso alla Soprintendenza architettonica dall’Amministrazione Provinciale che ha compreso l’importanza di tale funzione a salvaguardia del territorio cittadino e provinciale. Appare chiaro come una città e un territorio già di per se difficile, con decine di progetti appaltati e iniziati e poi sospesi, per i quali tutti occorre dotarsi del parere paesaggistico e per i quali la Soprintendenza deve necessariamente vigilare e partecipare alle conferenze di servizi, appare dicevamo palese come non possa essere rimosso tale ufficio da una città che peraltro a breve dovrà avviare le procedure e i molteplici progetti per diventare città metropolitana. La novità che si prospetterebbe è forse quella di ritornare al passato di una lontanissima Soprintendenza magari cosentina che accorpi paesaggio architettura e arte con il folklore e altre varie attività  e che ci riporti alle inefficienze e all’impossibilità di governare realmente la tutela in una regione lunga e irraggiungibile nelle sue centinaia di centri storici, monumenti, paesaggi? Abbiamo conosciuto questa situazione e riteniamo che la città di Reggio debba difendere a spada tratta la presenza di questa prestigiosa istituzione. Non si possono tracciare linee parallele in un paese disuguale e problematico che a parole proclama di cercare di ottenere gran parte della suo sviluppo economico sociale e occupazionale attraverso la fruizione dei patrimonio culturale e il turismo culturale! Le situazioni vanno viste caso per caso e le leggi possono essere applicate con equanimità che vuol dire con scienza e coscienza. Contiamo che ciò sia possibile se non doveroso. E’ l’impegno -conclude- per cui ci siamo misurati anche in una difficile campagna elettorale, per continuare a perseguire il bene della città”.