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Reggio, immigrati. Postorino replica a Falcomatà: “sua accoglienza demagogia sull’integrazione”

art_3411_1_immigrazioneImmigrazione, ancora una volta ci si ritrova a considerare questo argomento a causa delle illogiche politiche governative che stanno causando un’escalation di arrivi di clandestini nel nostro Paese. Reggio Calabria, particolarmente esposta a questo grave allarme sociale, ha la necessità di regolarizzare questa situazione divenuta ormai insostenibile. Preoccupa maggiormente l’aspetto igienico-sanitario, perché questo  angoscia i cittadini, sapere che i controlli probabilmente non bastano a scongiurare una possibile diffusione di malattie  sconosciute al nostro territorio. Stando ad  incauti proclami lanciati “ addetti ai lavori”, sembra addirittura che si stia lavorando per sistemare nelle zone interne dell’agro reggino, già di per se soggette a processo di spopolamento, i clandestini o profughi. Una proposta espressa in maniera del tutto superficiale e demagogica, senza tener conto delle necessità e priorità di queste stesse aree che invece potrebbero essere potenziate e trasformate in zone residenziali per coppie giovani o persone appartenenti alle fasce più deboli che non sono nelle condizioni di affittare ne tanto meno di acquistare l’abitazione. E’ questa l’idea esposta da Antonella Postorino, candidata nella lista di Reggio Futura, nel suo programma elettorale in cui propone di trasformare i borghi rurali, ex-casali di Reggio, in villaggi per giovani.

“Il Comune di Reggio Calabria è tra i comuni d’Italia con maggior estensione territoriale, infatti entra a far parte del Parco Nazionale dell’Aspromonte. L’agro reggino comprende numerosi borghi rurali, con interessanti realtà edilizie all’interno del loro nucleo abitato. Tali borghi (ex Casali di Reggio) sono interessati dal fenomeno dello spopolamento a causa dell’accentramento amministrativo sull’area di costa. In molti comuni italiani le realtà urbane interne rappresentano il punto di forza sia del sistema produttivo agroalimentare, sia del turismo, mentre in Calabria, e in particolare nella provincia di Reggio Calabria, le aree interne risultano poco utilizzate e in stato di abbandono. L’idea di realizzare Villaggi per i giovani, che siano giovani coppie o studenti o ancora persone appartenenti alle fasce sociali più deboli, parte dalla possibilità di realizzare piccoli nuclei urbani, recuperati nel loro valore storico culturale, in questo caso nelle loro peculiarità di borghi rurali. L’operazione potrebbe prevedere, da parte dell’Amministrazione, l’acquisizione completa delle abitazioni in totale stato di abbandono e destinate a degradarsi ulteriormente (per es.. certificandone il non utilizzo da oltre un certo numero di anni) per destinarle gratuitamente a giovani che attraverso l’”autocostruzione” potrebbero metterle a nuovo, seguendo un progetto integrato, che preveda interventi che non compromettano la perdita di valore identitario dei borghi. Questa operazione comporterebbe il ripopolamento delle aree interne, dove dovranno anche essere previsti il decentramento di alcuni uffici, la realizzazione di servizi e strutture da destinare al turismo rurale e al settore agricolo. Al contempo si garantirebbe la salvaguardia dell’ambiente naturale e la conservazione dei piccoli aggregati, nonché la pulizia e la manutenzione degli stessi.”

 Ad avviso dell’architetto Antonella Postorino, ogni decisione deve essere necessariamente condivisa con gli abitanti dei luoghi  dove prevale la presenza di anziani e di coppie con bambini. Il rischio d’integrare forzatamente, senza alcuna pianificazione ne programmazione degli interventi, persone provenienti da realtà così differenti, è quello di causare una frattura ancor più profonda tra i residenti e nuovi ospiti con il pericolo concreto di ghettizzarli, implementare interessi privati, e soprattutto una volta domiciliati in questi borghi in quali mansioni potrebbero essere impiegati ? Chi governa deve prendere atto della gravità della situazione qualora si verificasse  questo ripopolamento forzato privo di valutazione e pianificazione e assumersene tutte le responsabilità. Il tema, particolarmente delicato, non può essere svolto all’insegna del falso buonismo che genera occasioni di guadagno per i soliti circuiti di amici e “compagni”, dovendosi assicurare priorità alla dignità del cittadino, della comunità e degli stessi “disperati del Mediterraneo”, senza alcuna ipocrita indulgenza alla sterile retorica.