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Reggio, programma di formazione professionale per le carceri: “Restituiamo alla società persone nuove” [FOTO]

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IMGStamane, presso la sede della Provincia di Reggio Calabria, si è tenuta una conferenza di fondamentale importanza per il territorio, in particolare per una porzione del nostro territorio, quella delle carceri.

All’incontro, non per niente, erano presenti i direttori delle carceri di Reggio, Palmi, Laureana di Borrello e Locri, insieme all’Assessore alla Formazione professionale, Giovanni Arruzzolo, il Vicepresidente del Consiglio Provinciale, Giuseppe Saletta e il Consigliere di Parità, Daniela De Blasio, tutti uniti nel presentare un programma di formazione professionale che interessa proprio le carceri del reggino.

“Il Presidente Raffa – ha affermato Arruzzoloha voluto e creduto fortemente in questa iniziativa ed io, come Assessore al Lavoro non potevo esimermi nell’intervenire in un progetto attraverso cui si cerca di dare un’opportunità ai detenuti, in modo da aiutarli a non ricadere più negli errori passati. Prima di ora, si erano già snodati dei corsi di formazione, e ce ne saranno sicuramente altri in futuro: si parte – continua l’Assessore – da un’attività di informatica (ad oggi solo per il carcere di Reggio), o di conservazione e distribuzione dei cibi, mirate a garantire un inserimento lavorativo in società”.

Ed è proprio questo l’obiettivo che l’Ente Provincia si è posto attraverso il programma di formazione professionale nelle carceri, quello, come ha spiegato anche la De Blasio stamattina, di proporre dei corsi che possono avere una ricaduta professionale, “applicando in pieno  – dice Daniela De Blasiol’art. 27 della Costituzione, perché non si può pensare che il carcere sia una cosa a sé; c’è una ricaduta sociale dopo”.

“È anche un gioia e una soddisfazione personale – interviene il Dirigente del Settore Formazione e Lavoro, Dott.Macheda, anche lui presente alla conferenza – poter attuare simili iniziative creative e dinamiche, calate in un contesto statico, triste, come quello del carcere; in più – continua Macheda – una volta usciti, i detenuti, rientrano in società con competenze professionali, nella speranza di poterle ‘sfruttare’”.

C’è da specificare, però, che ai corsi, alcuni già iniziati, altri in fase di programmazione, potranno partecipare, previa selezione iniziale, fatta in base alle attitudini di ciascuno e a quanto tempo il singolo detenuto dovrà sostare in quella specifica struttura, coloro i quali stiano scontando una pena tale da consentire loro di aderire alle attività, che si vanno ad integrare ad altre già esistenti nelle carceri.

IMG4La durata dei corsi, inoltre, va dalle 60 alle 400 ore, a seconda delle caratteristiche di ognuno, e si attesta a chi ne prende parte o la presenza (per quanto riguarda i corsi con minor numero di ore) o la qualifica (per di più quelli di 400 ore), da spendere poi anche una volta usciti dal carcere. I docenti, e questa è un’altra delle cose specificate stamane, sono quasi tutti interni alla Provincia, a parte quelli di alcuni corsi, come ad esempio quello da pizzaiolo, che richiedono una convenzione particolare con dei professionisti.

Speranza, lavoro, futuro, legalità, sono questi i valori essenziali che i corsi di formazione nelle carceri del reggino vogliono diffondere, e uno per uno, i direttori di ogni istituto coinvolto si sono spesi per far sì che simili iniziative non si arrestino, ma vengano alimentate anche in futuro.

“Per noi queste attività – dichiara il Direttore del carcere di Palmi, Dottore Panisono di fondamentale importanza. Il penitenziario ha bisogno del sostegno del territorio, degli enti che rappresentano il territorio. Consideriamolo – continua – un input per restituire persone nuove alla società, e per questo il lavoro, come la scuola, sono essenziali. Per quanto riguarda la realtà di Palmi, abbiamo pensato ad un corso per formare persone che si occuperanno di distribuzione dei cibi, e già abbiamo avuto un’adesione massiccia da parte dei detenuti, anche se ancora siamo in una fase di ‘preiscrizione’”.

“Voglio ringraziare la Provincia – ha continuato, poi, il direttore del carcere di Laureana di Borrello, Dottoressa Marcelloper aver sostenuto la riapertura dell’istituto, in cui si sta portando avanti con successo un progetto di falegnameria; puntiamo a sostenere, inoltre – continua la Dottoressa Marcelloattività di lavoro della vetroresina, oltre ad un’altra riguardante le serre, calata nell’ambito di un progetto in collaborazione con un nostro agronomo. Il carcere – conclude il direttore – è aperto da un anno, dobbiamo impegnarci a rilanciarlo”.

“’Recuperare vale la pena’ – interviene il direttore del carcere di Reggio, Dottoressa Longo – citando una frase che l’ha particolarmente colpita – L’iniziativa di cui stiamo qui parlando – continua – ha un significato profondo: recuperare un territorio sempre ultimo in classifica, investire sulla formazione dei detenuti per fare ottenere loro un titolo qualificante, atto ad aiutarli ad inserirsi nel mondo del lavoro. Questo significa – ribadisce la Longooffrire ai detenuti una scelta, che consentirà, una volta usciti, di non bussare alle porte sbagliate”.

IMG2“Ci sono detenuti – dichiara in riferimento a quanto detto sopra, il direttore del carcere di Locri, Dottoressa Patrizia Delfinomolti giovani (dai 19 ai 20 anni), che chiedono loro stessi di aderire a questi corsi, proprio per avere l’opportunità di lavorare, sia all’interno del carcere, che fuori. Speriamo che si possa continuare così anche in futuro”.

Una pagina positiva, quella aperta e illustrata quest’oggi alla Provincia, soprattutto per quella porzione di territorio, come dicevo, (il carcere) che conosce e ha vissuto momenti di difficoltà, di mancato rilancio di sane e buone iniziative. Proprio in riferimento a ciò, oggi si è anche parlato di alcune di queste difficoltà: a Reggio, ad esempio, come spiegato dalla Dottoressa Longo, da anni è fermo il laboratorio per la costruzione del marmo, “e questo a causa – parole della Longodi un ostacolo tipico del territorio, quello di reperire un imprenditore, in quanto quasi tutte le ditte della provincia sono a conduzione familiare, quindi non si assumono una responsabilità di questa portata, né tanto meno sono in grado di assumere i detenuti. Inoltre – continua il direttore del carcere di Reggiooggi il marmo non ha più mercato, ci si sarebbe dovuti muovere anni fa. D’altra parte, però, sono attivi svariati corsi di formazione, come quello per pizzaiolo, il corso di informatica e di sartoria (per le donne)”.

Per quel che riguarda, però, il carcere di Laureana di Borrello, e lo vuole evidenziare il suo direttore, la dottoressa Marcello, “i laboratori funzionano, tranne quello della ceramica, per motivi simili a quelli che hanno riguardato e che riguardano Reggio, anche se non è chiuso, e questo grazie all’intervento dei volontari”.

Speranza, è questa la parola chiave che richiama senza dubbio l’intento basilare dell’iniziativa promossa nelle carceri, una speranza che possa, come detto oggi, restituire “persone nuove” alla società e che offra loro un’occasione, quella del lavoro, da spendere sia in una ditta, che all’interno della proprio abitazione, ma pur sempre un’occasione.