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Messina: ‘clonavano’ automobili e le mettevano in vendita, sette gli imputati per truffa

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++ EMENDAMENTO SEVERINO, RESPONSABILITA' TOGHE INDIRETTA ++Sono 7 gli imputati nell’operazione Clone nei cui confronti il gip Giovanni De MArco ha disposto di procedere con giudizio immediato.

Accolta, pertanto, la richiesta del sostituto procuratore Federica Rende, titolare del fascicolo in cui viene cristallizzata l’accusa di associazione a delinquere finalizzata ai reati di furto, truffa, ricettazione, incendio, riciclaggio, appropriazione indebita, falsità materiale e sostituzione di persona.

Il prossimo 12 novembre, nell’aula della seconda sezione collegiale del Tribunale, dovranno comparire Fabrizio Ceccio, 41 anni, nato a Messina e domiciliato a Roccalumera; Salvatore Ferrara, 39 anni, nato a Milazzo e domiciliato presso lo studio del suo difensore, a Roccalumera; Silvio Santoro, 68 anni, nato a Santa Teresa di Riva e domiciliato a Savoca; Luca Lo Turco, 21 anni, nato in Polonia; Caterina Bitto, 31 anni, nata e residente a Messina; Angela Augliera, 21 anni, di Messina; Francesco Sisti, 51anni, messinese. Saranno accompagnati dagli avvocati Salvatore Silvestro, Salvatore Stroscio, Nino Cacia, Tancredi Traclò, Giovanni Villari, Giorgio Italiano, Gianluca Currò, Concetta La Torre, Giuseppe Mercurio e Giovanni Padiglione.

Tutto è iniziato nel gennaio 2012, quando negli uffici della polizia si presentò una signora vittima di furto della propria auto, a Santa Teresa di Riva, Messina. Dopo qualche giorno, il veicolo rubato, una Fiat 500, fu venduto su un sito web, al prezzo di 7 mila euro. Una donna si mostrò interessata, compose il numero di cellulare pubblicato e apprese che il mezzo si trovava a Messina. Provò a mettersi in contatto con l’inserzionista ma questo non rispose. Allora, telefonò alla proprietaria, individuata attraverso i documenti e i dati della Fiat 500 che prima il venditore le aveva mandato via mail. Rispose la legittima proprietaria e, successivamente, le due si recarono dalla polizia. Gli agenti organizzarono una finta compravendita per individuare il malfattore e quest’ultimo fu denunciato.

Le indagini svelarono la capacità di falsificare documenti necessari a portare a compimento le truffe. I componenti della banda rubavano veicoli o li noleggiavano. I mezzi venivano sgomberati da sistemi satellitari o segni di riconoscimento e nascosti in luoghi sicuri e in seguito venivano messi sul mercato, sfruttando il canale online.