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L’ombra del Ponte su Messina: autogol o successo per l’Amministrazione?

Matteo RenziDopo quasi due anni, Messina torna a parlare di Ponte sullo Stretto. Una voce di corridoio, un pettegolezzo politico che scuote le mura di Palazzo Zanca. A riaprire il famigerato dossier che da sempre divide in due la città, sarebbe stato Matteo Renzi, incredulo di fronte ai costi legati all’abbandono del progetto. Il presidente del Consiglio vorrebbe incontrare i vertici del Consorzio Eurolink per studiare meglio la situazione. Certo è che il suo Governo non appare intenzionato a sborsare quasi un miliardo di euro di penali, senza avere alcuna ricaduta positiva sull’economia del territorio.

Il solo spauracchio del Ponte ha immediatamente sollecitato la replica di Accorinti: “non c’è stato accennato nulla di tutto questo a Roma, né da Renzi né da Delrio” ha affermato il primo cittadino attaccando i nostalgici che non vogliono abbandonare la suggestione Ponte. Renato Accorinti 02Il problema è che Messina e l’area dello Stretto per quarant’anni sono state lasciate appese al filo nel nome di una mega opera a mio giudizio inutile, devastante e costosa – ha proseguito il Sindaco – e che per quest’illusione sono rimaste indietro nelle infrastrutture e nei diritti elementari”. Una posizione nota da tempo, se è vero com’è vero che la Giunta si è spinta oltre, battendosi per ottenere, in questo primo anno di amministrazione, il riconoscimento dello Stretto di Messina quale patrimonio dell’umanità, un’operazione che vanificherebbe probabilmente per sempre le speranze dei sostenitori della mega-infrastruttura.

Di là dalle schermaglie politiche, si possono fare due considerazioni. Intanto il tema del Ponte è stato portato sul tavolo di Palazzo Chigi proprio dal primo cittadino, ponte3il quale – illustrando i vincoli derivati dagli accordi precedenti – ha evidenziato come la città necessiti ugualmente delle opere compensative. Se dovesse essere vero che Renzi ha chiesto di conoscere le carte nel dettaglio, saremmo probabilmente di fronte ad un clamoroso autogol dell’Amministrazione. Un autogol che, però, potrebbe avere conseguenze positive per Accorinti. Sì, perché in una città di guelfi e ghibellini, pronta a scannarsi per un’isola pedonale o per una pista ciclabile, il mito del progresso industriale, calato dall’alto come un’infrastruttura oscena che unisce due coste, potrebbe essere il nuovo cavallo di battaglia per una Giunta sinora sonnecchiante. Un espediente per non affrontare i problemi reali della cittadinanza, due su tutti: disoccupazione e servizi.