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Reggio Calabria, corso in onoterapia: parla il direttore del progetto

foto petronioRiceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa redatto da Guido Leone (Resp. comunicazione C.T.Vecchio Borgo), contenente un’intervista al prof. Alessandro Petronio.

Si sono già svolti sette seminari del corso in onoterapia presso la Comunità terapeutica “Vecchio Borgo”, organizzato dall’Associazione “William Latella” con la collaborazione dell’Istituto Universitario IPU “Progetto Uomo” di Vitorchiano (Viterbo), esperienza che nasce nel 1995 dando corpo e organicità anche accademica alla formazione della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT), quindi in unità di intenti e orientamenti e d’intesa con l’Amministrazione provinciale di Reggio Calabria e la Fondazione Carime. Dopo  le vacanze ferragostane l’iniziativa riprenderà in settembre con il ritorno del superesperto di fama internazione Eugenio Milonis.

Pino e Daniela Latella, ideatori e responsabili dell’iniziativa, atteso che da anni presso la loro Comunità sono presenti gli asini non solo come elemento naturale di testimonianza di questo tipico carattere rurale anche come strumento di cura e terapia per gli ospiti, hanno maturato l’idea di formare un gruppo di persone per l’avvio di una attività sperimentale di onoterapia.

L’ultimo seminario ha visto la presenza del prof. Roberto Alessandrini è docente stabilizzato di Antropologia e comunicazione all’Istituto superiore universitario di scienze psicopedagogiche e sociali, sede decentrata della Facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.

Per un riepilogo del percorso formativo finora svolto e in particolare sul senso di un approccio antropologico agli interventi assistiti dagli animali, in particolare dall’asino, abbiamo realizzato questa intervista con il prof. Alessandro Petronio, direttore scientifico del progetto.

Leone: è la seconda volta che un antropologo, Roberto Alessandrini, tiene un seminario nel corso di pet therapy con gli asini, come mai questa scelta?

Petronio: l’attività con gli animali, nel corso della storia dell’umanità, è parte di un rapporto di convivenza e mutuo vantaggio che ha costruito il mondo come lo conosciamo oggi. La presenza degli animali domestici e da lavoro è stata così importante da generare storie mitologiche le più importanti e suggestive. Il profilo professionale di un operatore che si occupa di interventi assistiti dagli animali non può prescindere dalla conoscenza del significato che l’animale di cui avrà cura e che sarà esso stesso elemento di mediazione e cura ha avuto nella storia umana, anzi questa conoscenza è un elemento che migliora la bontà della relazione e dell’interazione fra umano e animale

L.: in particolare, l’asino, oltre la storia di Buridano che ci descrive un animale di eterna incertezza, come viene raccontato nella nostra cultura?

P.: il prof. Alessandrini ci ha raccontato che l’asino compare in testi e passaggi essenziali della nostra cultura. Oltre a essere la cavalcatura di Gesù e della sua Famiglia nella fuga dall’Egitto e nel giorno delle Palme, cioè della Pace, è il solo animale parlante dopo la Genesi, quando salva il profeta Balaam dalla perdizione, ed è l’animale che parla con gli angeli. In precedenza, nei testi sacri, solo il serpente parla con Eva per condurla verso la disobbedienza. Non solo, un asino è ciò che diventa il protagonista dell’unico romanzo antico pervenuto intatto fino a noi, le Metamorfosi di Apuleio; la trasformazione in asino consente a Lucio di essere testimone di tratti di ombra e luce della varia umanità che incontrerà mentre vive questa dissimulazione di forma. Per non parlare di Pinocchio che deve passare dalla forma asinina per raggiungere la condizione umana emendata.

L.: il prof. Alessandrini sta proponendo un laboratorio di rielaborazione creativa del tema degli animali parlanti, come si inquadra ciò in un percorso di formazione a una professione d’aiuto?

P.: è una domanda interessante e pertinente. Tutte le professioni d’aiuto, soprattutto quelle mediate da altri soggetti in gioco, come può essere un animale domestico, dovrebbero fondarsi anche su competenze narrative, quelle competenze che possono costruire storie condivise, sia la ricostruzione dei percorsi che hanno condotto verso la sofferenza e il dolore, sia la costruzione di storie di affrancamento dalle condizioni problematiche. La capacità di raccontare e di raccontarsi può essere uno strumento efficace di cura, sostegno, riabilitazione. In questi seminari il prof. Alessandrini stimola i partecipanti a mettere in gioco le proprie potenzialità narrative e a farlo in contesto di comunità di apprendimento che consente agli studenti di sostenersi a vicenda e tirare fuori il meglio di sé.

L.: quale sarà il risultato di questi laboratori? Alessandrini ha parlato di una messa in scena.

Petronio: esatto, si è parlato di una messa in scena finale, tuttavia il percorso di realizzazione è solo a metà. Nell’ultimo laboratorio l’obiettivo è stato quello di costruire una trama narrativa, un filo di racconto, nel quale inserire gli elementi più significativi della cultura, soprattutto della mitologia mediterranea, che rappresentino contesti nei quali il serpente della disobbedienza e della perdizione e l’asina della salvezza e della docilità possano dialogare fra loro e raccontare parti di profonda umanità, le condizioni di buio e di luce che albergano nell’animo di ciascuna persona. Non possiamo ancora raccontare molto della trama e della messa in scena, tuttavia ci rendiamo conto di come sia efficace questa modalità formativa, che possiamo definire orientata agli elementi epistemologici di una professione d’aiuto, agli elementi più profondi di consapevolezza dell’esercizio di una relazione in cui la responsabilità di chi opera vede in gioco emozioni, sentimenti, stati d’animo e visioni del mondo. Costruire una storia e poi rappresentarla, parlando di se stessi come operatori d’aiuto può avere un impatto molto forte in termini di efficacia formativa.

L.: quindi state lavorando per una messa in scena, si può avere qualche anticipazione?

P.: non molte in realtà, tranne che si pensa a organizzare un evento pubblico per il mese di novembre e che la location dovrebbe essere un luogo suggestivo e all’aperto, forse un borgo antico, forse qualcos’altro, ma nel quale luogo gli elementi caratteristici del nostro paesaggio e della nostra mitologia possano essere tutti presenti e rappresentati.