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Messina e Reggio, emergenza migranti. Intervenga il Governo: è una questione di dignità nazionale

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STRAGE DI MIGRANTI NEL CANALE DI SICILIA, ALTRI 30 MORTI571. Non si tratta dell’ennesima ordinanza emessa dal Sindaco di Messina, né degli atti complessivi varati dal Consiglio per proporre progetti all’Amministrazione. Nulla di tutto ciò. Cinquecentosettantuno sono le persone che hanno cercato rifugio in città nelle ultime 72 ore. Migranti provenienti dalle coste africane, prevalentemente dalla zona subsahariana, vite bistrattate che cercano di affrancarsi dalla miseria e dalla guerra dei loro paesi natii.

E’ un lungo elenco di disperati, persone che investono migliaia di euro affidandosi a criminali incalliti, prima d’imbarcarsi su una nave pericolante e tentare il viaggio della speranza. Gli aguzzini operano nel silenzio compiacente degli Stati d’origine, perché l’emergenza costante vissuta in questa estate dimostra di fatto il fallimento del progetto Mare Nostrum. Non c’è accordo che tenga. Se va bene, uomini, donne e bambini arriveranno sulla costa di un paese occidentale inseguendo la chimera di una nuova vita. Se va male, quella stessa vita verrà loro strappata dal mare mosso o dai mercanti di morte, gli scafisti.

Immigrazione: nave Marina in porto Reggio C., a bordo in 618A guardare i numeri si ha soltanto una percezione aleatoria del problema. Istituzioni laiche e religiose, associazioni no profit s’impegnano per dare assistenza, per cercare di ricondurre le criticità sul piano delle emergenze affrontabili. Le forze dell’ordine dispiegano le proprie energie per garantire il supporto necessario. Non è, però, un’operazione semplice e gli strumenti normativi influiscono poco o niente: la politica adottata dall’Italia nell’ultimo decennio testimonia che l’approccio duro, come quello permissivo, ben poco può di fronte ad una marea umana di persone che non ha più nulla da perdere.

Messina e Reggio, in tal senso, sono maggiormente esposte ai flussi migratori. La proiezione geografica fa di tali realtà un approdo possibile, e tanto basta quando l’afflizione prevale sulla ragione. Non è una situazione nuova: l’abbiamo già vissuta a livello nazionale, quando albanesi e kosovari sbarcavano sulle coste della Puglia. E prima ancora avevamo vissuto questa sventura sulla nostra pelle, quando gli olivastri che cercavano fortuna nel Mondo Nuovo venivano dal Meridione d’Italia. Per questo spetta a noi il dovere dell’ospitalità.

Immigrazione:da notte soccorsi 1200 migranti a sud LampedusaMa Messina e Reggio non sono metropoli mondiali dotate di risorse illimitate: sono medie realtà che affrontano gravi problemi di bilancio e vengono chiamate a compiti assai ardui. Se Bruxelles latita, Roma fa buon viso a cattivo gioco: Renzi e Alfano promettono uno sforzo, giurano che faranno il possibile, ma le difficoltà maggiori ricadono frattanto sugli enti locali.

Come si può pensare che le due sponde dello Stretto possano affrontare da sole tutto ciò? Come si può manifestare solidarietà al sindaco di Lampedusa quando il semestre di presidenza europea non ha ancora prodotto un vertice degno di nota sul tema? Come si può garantire la sicurezza e l’ordine pubblico, scongiurando eventuali atteggiamenti xenofobi, se i migranti diventano nella fraseologia dei meri “irregolari”, la cui responsabilità ricade peraltro sulle amministrazioni cittadine?

Le chiacchiere se le porta via il vento. Governare un paese vuol dire dirigerlo, indicare una rotta. Se Palazzo Chigi ha una strategia, ben venga, enunci il da farsi. Accorinti sul tema non avrà alcun veto. Se invece il Governo delle intese ristrette non ha soluzioni, allora Renzi faccia un passo indietro: qui c’è in gioco la dignità di una comunità. O si ha una visione d’insieme o è meglio rottamare i rottamatori.