Messina, Confindustria dura su Accorinti: pecca di eccesso ideologico

confindustria messinaPubblichiamo di seguito la mozione approvata dall’Assemblea dei Soci di Confindustria concernente il ruolo svolto dall’Amministrazione Accorinti:

Il bilancio del primo anno di mandato del sindaco Accorinti non può limitarsi alla rievocazione di momenti anche certamente suggestivi e di giustificata emotività. In una città come Messina la capacità di governo deve essere misurata anche e soprattutto sul terreno della capacità di far fronte, anche in forme innovative ma comunque con efficacia, a una crisi della quale ancora non si vede via d’uscita. C’è un problema nell’atteggiamento dell’Amministrazione comunale verso il mondo della produzione e del lavoro, che, sotto profili metodologici e d’approccio, cela un pericoloso,  anzi nocivo, eccesso d’ideologismo.

Se c’è un comune denominatore negli atti più propriamente politico/programmatici della Giunta Accorinti, esso è rappresentato dall’assenza di confronto, preventivo ma anche in corso d’opera, che, in taluni casi, è un atto accorinti 4.11dovuto, almeno con le categorie direttamente interessate. La vicenda degli orari estivi delle navi che collegano i porti di Messina e di Salerno sembra paradigma di un approccio ideologico a tematiche che, invece, meriterebbero una robusta dose di sano pragmatismo. Il rigetto –  argomentato con tesi ricche di parole d’ordine cariche di suggestioni militanti ma avare di contenuti – delle proposte di provenienza aziendale, tese all’attenuazione, se non addirittura alla neutralizzazione, dell’impatto sul traffico cittadino derivante da una variazione d’orario praticata da quasi un decennio, appare pregiudizialmente orientato a generare un clima ostile nei confronti di chi fa impresa e crea occupazione. La riproposizione pervicace di atti amministrativi, di quanto meno dubbia legittimità, prefigura un’armonia sociale dalla quale, evidentemente, vanno esclusi i settori produttivi.

Il cordone sanitario/viario antitir, in assenza di proposte alternative, null’altro rappresenta se non la negazione di qualsivoglia prospettiva di sviluppo e di crescita legata alla portualità. In una realtà nella quale l’erogazione di servizi alla persona continua ad apparire impermeabile alle logiche di rinnovamento e bonifica enunciate nei programmi elettorali; in cui l’edilizia pubblica ristagna – prigioniera anche di troppi protagonismi – creando una desertificazione infrastrutturale che impaluda anche quella privata; in cui settori determinanti per la vivibilità come l’igiene ambientale continuano a muoversi come dotati di vita propria, nonostante le tante supercompetenze; si avverte la necessità di un patto sociale entro il quale le responsabilità di governo che fanno capo a chi ne ha ricevuto mandato dall’elettorato non si traducano in atteggiamenti di «splendido isolamento».

Confrontarsi con le rappresentanze di settori sociali e di interessi non annacqua né inquina l’azione amministrativa, ma la arricchisce di contenuti e di consenso. L’Assemblea delle imprese aderenti a Confindustria Messina rileva, con grande preoccupazione, che tali atteggiamenti sono comuni sia alla Regione Sicilia, sia, in particolare, alle amministrazioni pubbliche della nostra provincia. Troppo spesso gruppi, assolutamente in buona fede, di cittadini, nel silenzio complice delle istituzioni, scatenano “guerre di religione” nei confronti di imprese virtuose e fortemente impegnate per lo sviluppo del territorio. Salvo, poi, rimanere tutti muti o lanciare inconcludenti proclami di fronte a drammi occupazionali come quello che, in questi giorni, si prefigura a Gela.

Oppure si fanno perdere importanti occasioni di sviluppo sostenibile; come è successo poche settimane fa con l’impianto di cogenerazione a biomasse a Furnari o come succede sempre più spesso a tante imprese che si vedono opporre ostacoli burocratici, per cui il rispetto dell’ambiente è quasi sempre il pretesto.

Con tali atteggiamenti, politica e cittadini, in buona o in malafede, sovente, mantenendo lo status quo, coprono o tutelano interessi opachi. Quello che è veramente grave è che una politica trasversale, che accomuna coloro che si definiscono liberali e coloro che si proclamano progressisti, guarda con sospetto o criminalizza il profitto. Eppure non è difficile comprendere che il profitto pulito, in gran parte, viene reinvestito; e, preferibilmente, viene reinvestito sul territorio.  Chissà perché, invece, nessuno si impegna contro il vero cancro che impedisce la crescita: la rendita da posizioni di privilegio, create dalla politica o da “relazioni pericolose”, che distorce e strangola il libero mercato.

Le imprese chiedono alla politica solo di creare un ambiente favorevole allo sviluppo. Quando, invece, l’ambiente si fa ostile possono solo andare a cercare altrove. Il lungo elenco delle occasioni perse e delle industrie fuggite dal territorio messinese mostra che questa non è una banalità”.