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Calabria, Unione Sindacale di Base sul trasporto pubblico locale: “La regione riprenda in mano il controllo del settore”

logo_USB_PI_ufficiale_grande_col“Le dichiarazioni delle AA.DD.  ASSTRA e ANAV in merito alla ventilata possibilità di licenziare 1000 addetti è l’ennesima dimostrazione del fallimento delle politiche liberiste e privatiste poste in essere dai governi nazionali che hanno trasformato il diritto alla mobilità in bene di consumo a differenza di quanto previsto dalla Costituzione repubblicana”. E’ quanto si legge in una nota dell’USB Trasporti Calabria.

“La gravissima situazione di incertezza in cui versa il Tpl calabrese è causata, oltre a quanto sopra,  anche dell’inadeguatezza della politica locale che, a differenza di quando avviene in altre regioni, non riesce a integrare con proprie  risorse quelle rivenienti dal Fondo nazionale trasporto.

Una somma, quella del FNT, diventata insufficiente a causa i consistenti tagli operati attraverso la spending review del governo Monti, termine tristemente noto alle classi meno abbienti ma – si legge ancora nel documento – che in tanti salutano come la soluzione della crisi che affligge il paese senza capire che alla fine a pagare le conseguenze dei tagli sono sempre e comunque la classi deboli o i settori dei servizi alle persone, è caso del Tpl,  per garantire le attuale dimensioni del servizio e, quindi, i livelli occupazionali e i salari”. 

“Il caso ATAM di Reggio C. è emblematico, i lavoratori e le lavoratrici devono pagare i debiti con il taglio del salario nonostante l’azienda vanti crediti pari ai suoi debiti nei confronti di Regione e Comune. Una missione impossibile se non verrà definita la partita creditoria.

Ciò avviene nonostante in questi anni alla politica che ha mirato al conseguimento della premialità a tutti i costi siano stati ridotti in modo significativo i servizi ai cittadini, misura adottata dall’assessore Fedele e dalla sua struttura, eliminato quasi del tutto il diritto alla mobilità dei residenti nelle aree a domanda debole, ridotti i livelli occupazionali e i salari, fatto ricorso a contratti di solidarietà e all’aumento costante delle flessibilità  e dello sfruttamento del lavoro.

Si può affermare quindi, che il modello di gestione finanziaria del settore non è assolutamente adeguato e quando sia urgente aggiungere risorse da rendere strutturali, magari utilizzando la quota parte del famoso Fondo perequativo e/o superare il dogma del Patto di stabilità interno, senza affidarsi tanto all’eldorado dei famosi fondi FAS per evitare il collasso del sistema.

Alla Regione Calabria consigliamo inoltre, viste le minacce ricevute dalle AA.DD, di approfittare della situazione e di riportare tutto il settore sotto il suo diretto controllo eliminando così, in un sol colpo, tutti quei condizionamenti che ostacolano la possibilità di realizzare un sistema di mobilità adeguato ai bisogni dei cittadini, funzionale al conseguimento della crescita economica e sociale della regione, che salvaguardi i livelli occupazionali e i diritti contrattuali e di legge del personale.

Sarà un’idea del novecento la nostra? No, sbagliato, è una giusta prospettiva che  permetterebbe di recuperare  consistenti  risorse pubbliche, gli utili delle imprese private, da impegnare per lo sviluppo ed il  miglioramento del sistema e per  fini sociali magari promuovendo il trasporto gratuito per i disoccupati, per le famiglie a basso reddito, per gli studenti, per gli anziani, per coloro che sono in Cig o  in deroga. Qualcuno, le imprese private sicuramente, obietterà su questa nostra idea, ma noi non crederemo un solo attimo alle loro repliche per un semplice motivo: in un sistema di mercato, dove tutto è finalizzato al guadagno da conseguire perfino superando le leggi e i CCNL e sfruttando il lavoro, sempre più interpretato come semplice componente del costo di produzione, è impossibile che nel TPL  ci siano imprenditori  filantropi. Non è di quel mondo, agli imprenditori interessano solo gli utili, tocca semmai alla politica ridare valore ai beni comuni.

Il trasporto pubblico locale e la mobilità collettiva – conclude la nota – devono essere tutelati e riportati alla loro dimensione naturale e cioè diritto dei cittadini e bene comune e non essere strumento per alimentare il morente sistema capitalistico”.