Calabria: l’Unc invia un esposto alla Procura sui contributi dei consorzi di bonifica

Procura della RepubblicaVuol vederci chiaro l’Unione Nazionale Consumatori Calabria in un campo in cui la confusione regna sovrana,  per tale motivo afferma l’avv.Saverio Cuoco presidente regionale dell’associazione, nei prossimi giorni inoltreremo un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica per le ipotesi di reato che potrebbero concretizzarsi in estorsione e/o truffa ai danni dei cittadini che puntualmente ed annualmente si vedono recapitare richieste di pagamenti di contributi consortili che non hanno alcun fondamento.

Occorre un riordino dei Consorzi di Bonifica ed eliminare un tributo che si è trasformato negli anni in una tassa iniqua“, una gabella“, “una ingiustificata e incomprensibile azione “vessatoria” nei confronti dei cittadini che, dai più, è paragonata ad una estorsione “legalizzata”.

Non si può assolutamente tollerare che esistano enti che negli anni continuano a chiedere tributi e balzelli non legittimi ai cittadini che, invece, vanno tutelati soprattutto in una fase di recessione economica dove sono tantissimi a non arrivare a fine mese, da anni la questione del tributo dovuto ai Consorzi di Bonifica è oggetto di molti contenziosi, innumerevoli ricorsi vengono presentati dai contribuenti e non solo in Calabria, ma in tutta Italia e da più parti arrivano proposte di legge che ne chiedono l’abolizione o la rivisitazione di questi enti.

I caratteri che il beneficio di bonifica deve possedere consistono in  una utilità diretta, specifica, non potenziale, può essere generale ma non generica, il beneficio deve inoltre essere incrementativo del valore dell’immobile e non può consistere in un danno evitato, infatti vale la pena di ricordare che il  “contributo” consiste in un “un prelevamento obbligatorio  di ricchezza, al quale vengono assoggettate determinate persone, che si avvantaggiano in modo particolare di un’opera o di un servizio di pubblica utilità e che in base a tale definizione è necessario che le opere del consorzio creino un beneficio diretto al contribuente”.

Su questa tassa “fuori tempo e fuori luogo”   che ha origini nel secolo passato in cui in Italia c’erano molte paludi che si pensò di bonificare per trasformarle in terre coltivabili, sono sorte innumerevoli liti giudiziarie a causa del groviglio di antiche norme che la circondano e tutt’ora continuano a ricevere l’avviso di pagamento, cittadini che abitano in centri urbani dove prima sorgevano terreni e che non hanno la più pallida idea di cosa si tratti e perché la stessa debba essere pagata.

L’art 23 della legge regionale della Calabria 11 del 2003 alla quale si sono aggrappati per anni i vari Consorzi di Bonifica della regione per giustificare la pretesa di pagamento anche in mancanza di opere di utilità e che prevede che il contributo consortile sia dovuto per le spese afferenti il conseguimento dei fini istituzionali dell’Ente indipendentemente dal beneficio fondiario”, è stato superato anche dalla recentissima sentenza “epocale” di aprile 2014 emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria (su ricorso dell’avv. Giuseppe Cotroneo dell’Unione Nazionale Consumatori) che ha disposto che “il  contributo consortile non spetti sempre e in ogni caso al Consorzio richiedente, poichè la norma di cui all’art. 23 è direttamente collegata a quella di cui all’art. 24 della stessa legge regionale che attiene invece alla effettiva fruizione del beneficio”.

Infatti ribadiscono i Giudici Tributari, “al primo comma dell’art. 23 si legge: il contributo consortile di bonifica è costituito dalle quote dovute da ciascun consorziato per il funzionamento dei Consorzi ed è applicato secondo i seguenti criteri: a) per le spese afferenti il conseguimento dei fini istituzionali, indipendentemente dal beneficio fondiario; b) per le spese riferibili al successivo articolo 24, comma 1, lettera b), sulla base del beneficio. Le due quote sono parte di un unico contributo che presuppone sempre il beneficio, sicché la prima quota non ha alcun senso senza quella riferita al beneficio, che altrimenti si risolverebbe in una tassa sulla proprietà volta a finanziare – anzi a mantenere – un ente (il Consorzio di Bonifica) che non compie alcuna opera di bonifica”.

Purtroppo accade, afferma l’Avv. Saverio Cuoco, che il mancato accoglimento della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria di azioni collettive su tale argomento, analogamente a quanto invece avvenuto in altre regioni d’Italia e l’importo esiguo della maggior parte di tali tributi consortili paria euro18,00 – 36,00 – ecc. non consente ai cittadini di poter accedere singolarmente alla giustizia per gli elevati costi da sostenere che superano il tributo stesso, con la naturale conseguenza che, si preferisce pagare in considerazione delle spese da corrispondere e del tempo da attendere, per ottenere una decisione favorevole.

Ma poichè non e’ possibile assistere alle continue e periodiche pretese pretestuose ed infondate dei Consorzi di Bonifica, l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, intende denunciare tale pratica scorretta alla Procura della Repubblica ed invita coloro che volessero reperire ulteriori informazioni o aderire a tale azione ad inviare una mail all’associazione al seguente indirizzo di posta elettronica www.consigli@uniconsum.it