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Angelo Costantino (Giovani per il futuro) risponde a Dalla Chiesa: “si scusi per sue parole”

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imageAngelo Costantino, presidente di “Giovani per il futuro”, risponde con una lettera aperta indirizzata allo scrittore e politico italiano Nando Dalla Chiesa. Dalla Chiesa ha rilasciato alcune dichiarazioni al quotidiano “Il Garantista”, in un articolo dall’emblematico titolo “Il calabrese è il nuovo untore”. Traspare un’opinione discutibile: ovvero che chiunque nasce in Calabria è per forza di cose ‘ndranghetista. Ecco cosa replica Costantino:

Carissimo dott. Dalla Chiesa,
curiosando sulla prima pagina de “Il Garantista”,non ho potuto fare altro se non acquistare il quotidiano e sfogliare frettolosamente sino a pag. 4.
Il titolo era alquanto emblematico, ma volevo capirci meglio. Non potevo credere ai miei occhi. Le parole riportate nell’articolo, la relazione che Lei ha presentato al Comune di Milano nella veste di coordinatore del comitato antimafia sarebbero dovute essere state scritte da un neofita, ma non da Lei.
Lei che ha visto i propri genitori morire sotto i colpi della mafia per le strade di Palermo, Lei che è docente di Sociologia della Criminalità organizzata presso l’Universitá degli Studi di Milano, Lei che ha ricordato nei suoi scritti Falcone e Borsellino, ma anche uno sconosciuto a molti come Rosario Livatino, Lei che è un esperto dell’argomento non poteva permettersi una simile caduta di stile.
Chi Le parla è uno studente di Giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano, REGGINO. CALABRESE. INCAZZATO.
“Del resto chi è nato e cresciuto da quelle parti, qualcosa da nascondere ce l’ha sempre, al limite qualche parentela o amicizia sospetta.”
Con queste parole Lei ha chiaramente voluto intendere che chi nasce in Calabria è marchiato a vita, che calabrese equivale a ‘ndranghetista. Che per noi non v’è alcuna speranza. Lei questa là chiama realtà, io razzismo.
Le replico con durezza perché queste parole mi hanno fatto male, e so per certo che rappresento lo sgomento di milioni di calabresi.
Lei con poche ma incisive parole ha mancato di rispetto ai milioni di cittadini onesti;ai numerosi ragazzi che militano nelle associazioni antimafia; agli imprenditori che resistono, denunciano, e non pagano il pizzo; ai politici che non si fanno piegare; ai magistrati che per speranza e passione non hanno più una vita normale; ai ragazzi che non si arrendono e sperano ogni giorno in un futuro migliore. Ha offeso suo padre, morto per combattere il sistema. Ha offeso tutti i morti “ammazzati”, i nostri veri eroi.
La sua grande conoscenza dell’argomento l’ha portata ad una conclusione ignorante.
Non si diventa simboli dell’antimafia sparando a zero o facendo di tutta l’erba un fascio,ma solo arrivando al cuore del problema, lottando e appoggiando la gente onesta e desiderosa di cambiamento, quella stessa gente che Lei ha offeso.
La invito a scusarsi per alcune parole da Lei pronunciate e, mi auguro, interpretate in modo errato.
Ma soprattutto La invito a venire qui da noi, ospite dei Calabresi onesti, per dimostrarLe che la nostra terra è più bella che maledetta, ma soprattutto ricca di speranza.