Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana a Cittanova: l’Anfitrione che non finisce mai di stupire

IMG_0114di Angelo LaganàHa chiuso col botto l’estate 2014, Francesco D’Agostino, il vero ed autentico “Re” dello Stocco. Alla 14a Festa Nazionale dello Stocco è riuscito a “portare” a Cittanova nientepopodimenochè Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana. Un evento senza precedenti per l’intera Calabria, tant’è che la capitale dello stoccafisso è stata letteralmente invasa da migliaia di fans provenienti da tutta Italia. Il noto showman, nativo di Foggia, ha fondato l’Orchestra Italiana nel 1991 e, a distanza di 23 anni, sembra come se fosse il primo giorno, nel senso che da quel palco tutt’insieme riescono a sprigionare dai loro strumenti melodie che fanno venire la pelle d’oca, che procurano emozioni indimenticabili e piacevoli sensazioni che fanno bene allo spirito.
Renzo, considerato il disc-jokey più importante d’Italia, ha sempre avuto fiuto nelle diverse attività nelle quali si è cimentato, Vulcanico ed oltremodo intraprendente, dal punto di vista delle idee, non ha mai sbagliato un colpo. Figlio di un medico e di una casalinga, ha conseguito la laurea in legge all’Università di Napoli ma quella pergamena è lì che aspetta da parecchi decenni, perché lui è nato con la musica nel sangue. Pluristrumentista, canta, presenta ed intrattiene, con le sue trovate esilaranti ed originalissime barzellette. Barzellette che raccontano momenti di vita vissuta, tali da coinvolgere il pubblico come pochi perchè è furbo come una “vecchia volpe”, leggi che sa il fatto suo nel variegato mondo dello spettacolo.
Ha cominciato in Radio Rai con Boncompagni e si sono distinti in parecchie trasmissioni, ha firmato moltissimi programmi in televisione, tutte di grande successo, ma la sua più grande passione rimane e rimarrà sempre il concerto, quel palcoscenico che gli permette, assieme ai suoi meravigliosi musicisti,  di emozionarsi, quando si siede al pianoforte per cantare le canzoni di Domenico Modugno o Renato Carosone, quando imbraccia la chitarra per rinverdire i classici della canzone italiana e napoletana o quando si esibisce con il suo inseparabile clarinetto, la cui omonima canzone l’ha cantata a Sanremo nel 1986 classificandosi al secondo posto.
ImmagineHa al suo attivo 7 album con milioni di dischi venduti in tutto il mondo. E già perché lui il mondo l’ha girato davvero e la canzone italiana, specie quella napoletana, non può che ringraziarlo per aver diffuso, nei cinque continenti, le migliori melodie che hanno fatto la storia della musica leggera italiana. Osservare Renzo durante un concerto, in particolare in quello che ha tenuto recentemente a Cittanova, diventa una piacevole sorpresa.
E sapete perché? Perché è “profondamente innamorato”, dei suoi orchestrali, a tal punto che concede a tutti di fare l’assolo e quando quei grandi professori si esibiscono, lui poggia le mani sulla chitarra, li osserva e se li “mangia con gli occhi” come se si trattasse della loro prima esibizione. Non ne parliamo, poi, quando sono di scena Barbara Buonaiuto e Gianni Conte, i cantanti, perché si emoziona come un bambino. Renzo si mette sempre all’ultimo posto perché al primo sono sistemati, da tempo, i suoi orchestrali. Le cose che più colpiscono di questo grande personaggio sono: l’umiltà, la spontaneità, la modestia e la grande capacità di non alterarsi mai. Sempre disponibile, si evidenzia per la sua profonda umanità. Tanti anni fa, ne inventò una delle sue facendo arrivare in Italia la Cadillac di Elvis Presley e mi chiamò per fare le foto. Ho stampato due gigantografie che credo abbia ancora appese nella sua casa piena di cimeli provenienti da tutte le parti del mondo. 
Renzo Arbore è nato a Foggia però canta la canzone napoletana perché ha studiato a Napoli per conseguire la laurea. Le parole di molte canzoni non sono sempre di facile comprensione per chi ascolta…. “Quando mi esibisco al sud non esistono problemi, dice con fermezza. Forse al nord è più difficile spiegare le canzoni del Vesuvio, però credo che siano talmente belle  che vanno raccontate come se fossero poesie.” Canzoni di Roberto Murolo, Renato Carosone, come: “ ‘O Sarracino”, “Come facette mammeta”, “Era de’ maggio”, tanto per ricordare alcune. L’orchestra esegue anche swing, jazz, musiche composte da Domenico Modugno ed altre che ha composto con Claudio Mattone.
Immagine01“Sì , specie quelle a firma di Mattone  - ammette Arbore – sembrano facili ma non lo sono”. Hai “scoperto” personaggi che sono diventati nel tempo grandi artisti e che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo dello spettacolo: Massimo Troisi, Pino Daniele e Benigni. “Con Massimo, afferma con una nota melanconica Renzo, abbiamo avuto una lunghissima amicizia, un’amicizia vera perché quando ha lasciato Napoli per trasferirsi a Roma, sono stato il primo a conoscerlo. Eravamo vicini di casa. Sono passati vent’anni dalla sua morte e mi dispiace moltissimo. Con Massimo avremmo potuto mettere sul fuoco molta carne e fare cose belle come qualcuno ricorda.”
E Pino Daniele?
“E’ stato l’ultimo dei grandi autori di canzoni napoletane, In verità, ci sono stati molti altri, però le sue melodie sono bellissime e credo che vadano collocate assieme a quelle più belle che fanno parte dell’antologia: dalla fine del ‘800, ‘900. Ricordo alcuni nomi come Italo Bovio, Murolo, Tagliaferri. Si tratta di vere e proprie poesie, ma anche di melodie melodiose”.
Parlami della tua permanenza a Napoli.
“Sono stato vicino a Roberto Murolo con il quale facevamo serate anche assieme a Sergio Bruni. Quando se n’è andato Roberto, ha lasciato un grande cordoglio perché abbiamo perso un musicista straordinario. La sua musica rimarrà nei secoli. Si esibiva con il suo inseparabile strumento, la chitarra, e le canzoni così come le scriveva, le cantava”.
 Ci troviamo in un momento molto delicato con la crisi galoppante. Momento negativo per tutta l’economia che attanaglia artisti di vario genere che non sanno a che santo rivolgersi.
Cosa bisogna fare e come comportarsi di fronte a questa precaria situazione?
“In primis, non bisogna mai arrendersi! Noi italiani abbiamo grandi qualità e la fortuna di abitare in un Paese molto bello per bellezze naturali e paesaggistiche. Per tale motivo, bisognerebbe valorizzare di più il turismo facendo in modo che gli stranieri vengano più numerosi in Italia .Siamo considerati il Paese dell’Opera, del Melodramma, di Bocelli, oltre che della buona tavola”.
Le sue parole sono piene di entusiasmo, di speranza, di positività. Non può che essere soddisfatto per quanto sia riuscito a realizzare nel corso della sua vita, anche se gli sarebbe piaciuto fare il ballerino…. Ma, ormai, è passato tanto tempo!