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Reggio: il presidente della commissione vigilanza Chizzoniti interviene sulla vicenda Lanzetta

reggio calabriaIn ordine alla singolare sortita del ministro Lanzetta, coraggiosamente  disponibile  a sacrificarsi a fare il ministro, transitando direttamente dalla farmacia di Monasterace a Palazzo Chigi  senza la mediazione elettorale il cui contenuto è stato già autorevolmente stigmatizzato sul versante mediatico,  soccorre l’eloquente  brocardo:  ‘medice cura te ipsum’.

E’ quanto afferma il presidente della Commissione Vigilanza del Consiglio regionale Aurelio ChizzonitiL’ex sindaco di Monasterace, improvvisatasi vestale di una logica democraticamente autoritaria, impartisce ‘urbi et orbi’ il perentorio appello a cinquanta consiglieri regionali condannati al disprezzo, all’insulto ed alla gogna ma pur sempre espressi dall’urna e non da chiamate ad personam  a mettersi da parte, poiché il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti è stato sospeso dalla carica  per fatti –sub judice- comunque rigorosamente estranei alla regione e ben perimetrati  al Comune di Reggio Calabria”.

Aggiunge Chizzoniti: “Deragliando impietosamente sul terreno di una improponibile egemonia culturale-legalitaria, cannoneggiando fantomatici effetti collaterali sul Consiglio regionale che continua ad  operare con il conforto della normativa statale, regionale sia di natura statutaria che regolamentare. In questo contesto il ministro, più briosa farmacista che politica,  agita il grimaldello giustizialista, tentando di far saltare l’antagonista (anche intra moenia) che non si riesce diversamente a battere ricorrendo in ottima compagnia (Magorno) al coro di indiscriminato biasimo anche in vista delle diverse scadenze elettorali che attendono la regione Calabria  nella cui cornice  si disegnano perfide strategie volte a sterilizzare  prioritariamente eventuali endemici concorrenti alla Presidenza dell’esecutivo calabrese. Ma – avverte il presidente Chizzoniti –  le rivoluzioni non si fanno  ammazzando la gente così come ebbero a dire gli eredi di Casalegno trucidato dalle brigate rosse. Ne deriva che il ministro Lanzetta che infoltisce la già folta schiera di orfani, vedove, prefetti discussi e discutibili, magistrati omologabili (nella cui ottica però Nicola Gratteri  è stato  prudentemente tenuto alla larga perché vertebrato) dovrebbe lodevolmente fornire il buon esempio, rassegnando immediatamente le dimissioni per riscattare  dignitosamente l’assordante silenzio che l’ha  contraddistinta nella soppressione della sezione reggina  del Tar Calabria, frettolosamente  decretata dal Governo del quale fa parte assieme ad altri fin qui defilati reggini,  l’indifferenza registrata nell’ottica del più volte ventilato trasferimento dell’Agenzia dei beni confiscati,  Scuola superiore della Pubblica amministrazione, confermando  la pressoché inutile presenza della sacerdotessa ionica all’interno di un governo che umilia le più ispirate esperienze colonizzatrici borboniche o piemontesi abbandonando due servitori della Repubblica essendo ormai innegabile che i nostri marò siano stati  “adottati” dal sempre più intransigente Stato indiano”.

E ancora: “ Tuttavia, il ministro Lanzetta  non è la sola ad abbeverarsi alla fonte dell’intransigente furore islamico, visto che il segretario del Pd Magorno,  con sospetta sincronia austro-ungarica,  converge sul nervo scoperto delle dimissioni dal Consiglio regionale e quale  integerrimo apostolo ‘anti inciucio’,  con populismo linguistico che ricorda quello degli esordi di Umberto Bossi,   evocando intrighi e quant’altro, scaglia l’anatema disinquinante ai  consiglieri tramanti (?) del gruppo Pd. Dimenticando  che egli stesso è stato colpito da una forma incurabile di afasia che lo ha ‘costretto’ al mutismo totale di fronte alle conclamate incursioni di esponenti del centrodestra  nelle recenti primarie del Pd reggino, alle vicende della De Rose Corporation, che ha offeso e diffamato la Calabria intera per via di talune capricciose rotative, all’incredibile omesso recupero di oltre trenta milioni di euro da parte della Regione Calabria nei confronti di imprenditori inadempienti,  De Rose incluso, oggetto di una opportuna interrogazione parlamentare pentastellata ed al totale disinteresse per le  vicende del Tar reggino, Agenzie dei beni confiscati, Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione.  Mentre sicuramente gli incontri conviviali e (non) da sindaco di Diamante con altissimi esponenti del centrodestra calabrese erano finalizzati  esclusivamente alla gestione della res pubblica della cittadina tirrenica e non, come malignamente si sussurra, a pianificare approdi (rientrati)  dello stesso alle falange del centrodestra. Aveva proprio ragione Aristotele, quando sosteneva che ‘la virtù più grande di un uomo è il senso del proprio limite’. Il binomio Lanzetta – Magorno in questa circostanza non ha dimostrato alcun senso del limite”.