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Reggio, concessi i domiciliari a Gianni Remo, ex vice-presidente della Reggina Calcio

Gianni Remo
Gianni Remo

Gianni Remo

Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha accolto l’istanza per gli arresti domiciliari per Gianni Remo, ex vice- presidente della Reggina Calcio.

Remo, difeso dagli avvocati Carlo Morace e Giuseppe Panuccio, – ricordiamo- è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso, in concorso con il fratello Pasquale, nei confronti dello zio Umberto Remo e da circa un anno era ristretto in carcere.

Secondo il capo d’imputazione formulato dal pubblico ministero Stefano Musolino, i due fratelli “nell’esercizio delle attività di impresa dedite al commercio all’ingrosso ed al dettaglio di carni, pollame ed altri prodotti alimentari di derivazione animale compivano atti di concorrenza sleale nei confronti delle imprese riferibili a Remo Umberto ed alle altre imprese operanti nel medesimo settore merceologico. In particolare, delegavano partecipi, rimasti ignoti, dell’articolazione di ndrangheta denominata cosca Labate, che minacciavano la clientela, affinchè non si rifornisse più presso l’impresa di Remo Umberto, indirizzandola verso quelle collegate alle imprese riferibili alla comune cosca di ndrangheta ed, inoltre, facevano valere la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, anche a mezzo di minaccia implicita – che si inseriva nel contesto sociale ed ambientale intimidito e dominato dalla comune consorteria – per gestire il predetto settore merceologico in regime concorrenziale agevolato, a mezzo delle imprese direttamente o indirettamente riconducibili ai partecipi della comune cosca di ndrangheta ovvero ad imprese gestite da soggetti collusi o contigui alla predetta organizzazione“.