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Messina, Viadotto Ritiro: confronto tecnico a Palazzo Zanca

IMG-20140710-WA0013Che l’incontro fra De Cola e Faraci fosse stato poco produttivo a dispetto degli annunci, lo si era compreso già in tarda mattinata. L’idea che l’adeguamento del Viadotto Ritiro richiedesse un’analisi approfondita dei dati Anas non è certo inedita. Anzi. Come in un gigantesco gioco dell’oca, ogni qualvolta ci si avvicina ad un punto di svolta in questa annosa vicenda, si ritorna alla casella di partenza, e chi si è visto si è visto.

Il bilancio sconfortante non è certo stato smentito nel pomeriggio, in occasione del confronto aperto fra i soggetti coinvolti voluto e organizzato dai Democratici Riformisti. L’idea di Beppe Picciolo era chiara: superare l’impasse e avviare una riflessione condivisa affinché potessero emergere risposte. Risposte su dov’era la vigilanza prima che l’opera fosse iniziata, risposte sul perché non sono stati fatti gli opportuni controlli preventivi. Risposte, in ultima analisi, sul ruolo svolto dagli organismi tecnici, dato che tecnico è il problema.

Invece nulla di nuovo sotto il sole dello Stretto. Eppure nell’aula consiliare di Palazzo Zanca il parterre era di quelli importanti: dal direttore generale della Protezione Civile Calogero Foti a Rosario Faraci in rappresentanza del Consorzio, dal Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca all’assessore Sergio De Cola.

Proprio quest’ultimo ha ribadito il modus operandi adottato dall’Amministrazione: “Il Comune è impegnato in un tavolo di concertazione per mettere le idee in ordine e pervenire finalmente ad una soluzione. Da un lato seguiamo la via indicata dal Cas e dall’altro cerchiamo tutti insieme di ridurre i tempi tecnici velocizzando le procedure”.

Così, mentre il problema viene scandagliato nei dettagli, gli utenti che per diletto o per lavoro si trovano tragicamente costretti a percorrere la Messina Palermo continuano a pagare un tributo in termini di tempo non indifferente, a causa della restrizione della carreggiata.

Aspramente critico è stato Sciacca: “Il problema non è solo di chi transita sul tratto, ma anche per chi vive in zona. Se il calcestruzzo cade a pezzi e le strutture antisismiche non sono in grado di arrestare il crollo delle travi in caso di scossa, esiste o no una condizione di pericolo?”.

Domanda affrontata con prudenza adamantina da Faraci, puntuale nell’annunciare una nuova indagine a tal proposito: “Le verifiche fatte nell’ultimo biennio c’hanno indotto a non chiudere il Viadotto. Non ignoriamo, tuttavia, il grido d’allarme emerso dagli studi dell’Università. Abbiamo convocato un pool di tecnici per capire quale sia il grado del pericolo. Se questo pool non darà il suo benestare, chiuderemo il Viadotto”.