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Messina, i nodi irrisolti della delibera anti-tir. Accorinti ha ragione da vendere, ma non sia autoreferenziale

La battaglia contro il passaggio dei tir nel centro cittadino è una battaglia di civiltà: ad Accorinti gliene va dato atto, se non altro per onestà intellettuale. Le vittime occasionali, traffico intasato, l’aria irrespirabile, le strade danneggiate: mettiamo in fila questi elementi e notiamo subito come il tributo versato da Messina sia stato davvero troppo alto. Proprio per questo motivo l’impegno della Giunta dev’essere salutato come una nota positiva, perché serve a riscattare la cittadinanza tutta intera, con buona pace di chi tenta di strumentalizzare questa vicenda.

Impegnarsi, però, non vuol dire misconoscere obiezioni e consigli da parte di chi predica e pratica una prudenza adamantina. Stupisce, in tal senso, che proprio da Palazzo Zanca sia giunto un atteggiamento di tipo manicheo, quasi vi fosse la volontà di dividere l’agone politico in due: chi sta col Sindaco e chi coi Franza. Purtroppo non è così semplice. In questa controversa querelle, fra il bianco e il nero vi sono infinite sfumature di grigio che non possono essere ignorate e se si riconosce l’onestà intellettuale del Sindaco, impegnato in una battaglia che per il suo percorso personale ha particolare valore, allora si deve parimenti avere l’accortezza di tenere un atteggiamento maturo, si deve cioè smettere di trattare gli altri alla stregua di servi del potentato locale. Perché se i sindacati confederali, il Prefetto, l’armatore e gli autotrasportatori invitano simultaneamente il primo cittadino ad un dialogo fitto, serrato, con tutti i soggetti in campo, non si può pensare ipso facto che tutti facciano parte dell’Armata del male o siano, peggio ancora, incapaci di capire un’ordinanza sindacale.

Già, un’ordinanza. Ad avercela! Come ha evidenziato l’associazione reset!, siamo in presenza non di una delibera, ma di una determina, che è cosa ben diversa. Non essendo riscontrabili i presupposti di urgenza e indifferibilità, il provvedimento verrà certamente impugnato per vizio di forma, non a caso l’armatore ha fatto sapere che proprio su questi elementi vertono le principali obiezioni. Il primo cittadino però è sordo a certe istanze, non ammette consigli: nella conferenza stampa di presentazione del nuovo veto al transito dei tir, ha spiegato che il provvedimento precedente poteva forse essere lacunoso, ma è facile parlare col senno di poi. Ci perdonerà Accorinti se rispediamo al mittente questi cahiers de doléances, ma noi lo dicemmo per tempo: era l’11 luglio e speravamo di restare profeti di sventura. Così non è stato. Certo, non avevamo calcolato le intimidazioni dell’Aias che Accorinti ha giustamente ignorato, però gli intoppi li avevamo preannunciati per tempo.

Detto ciò, bisogna valutare la portata del provvedimento e capire che la battaglia contro i tir è in realtà una battaglia per qualcosa, ossia per la liberazione della città, non una lotta in antitesi agli interessi degli autotrasportatori. Se accettiamo questo principio, se lo diamo per assunto, allora sarà più facile capire come il compito del primo cittadino non sia quello di fare un blocco sul molo Norimberga (operazione mediaticamente invidiabile e degna d’ogni apprezzamento), bensì quello di trovare soluzioni infrastrutturali ai problemi, consentendo ai cittadini di vivere in pace e ai camionisti di espletare le proprie mansioni. Per i blocchi ci sono le forze dell’ordine preposte. Il resto è chiacchiericcio.