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Messina, dell’ordinanza me ne infischio: gli autotrasportatori ignorano il provvedimento. Accorinti alle prese coi ricorsi

tir  a messinaPunto e a capo. A dispetto delle buone intenzioni espresse dal primo cittadino, l’ordinanza anti-tir non sembra in grado di risolvere l’annoso problema che da decenni la città affronta quotidianamente. La volontà politica di Accorinti è chiara: risolvere il caso una volta per tutte, anche a costo d’isolarsi istituzionalmente, di andare al braccio di ferro con la famiglia Franza, di rompere irreparabilmente col Consiglio Comunale. Il Sindaco lo ha detto senza mezzi termini, ribadendo quello che vorrebbe fosse il leitmotiv dell’Amministrazione: non avere né padroni né padrini, al servizio della città.

Tuttavia tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. O, come in questo caso, un carosello di tir che il mare lo vogliono attraversare. Avevamo già notato, nel corso della seduta aperta del consesso civico dedicata all’ordinanza, la posizione quasi intimidatoria del rappresentante degli autotrasportatori. “Non siamo criminali ma non andremo mai a Tremestieri, continueremo a usare il Boccetta e la rada San Francesco” aveva ringhiato Richichi, noncurante di essere a un tavolo istituzionale ove il suo parere valeva poco. Dalle parole ai fatti, il leader locale dell’Aias è stato coerente con l’impegno preso: le pattuglie della polizia municipale, a dispetto di quanto previsto da Palazzo Zanca, sono state sottoposte a un lavoro straordinario nel tentativo di notificare le multe a quanti – a bordo di bisonti da 7,50 tonnellate – infrangevano impunemente il divieto di transito in via La Farina, viale Europa, via Rizzo, via Vittorio Emanuele II, via Campo delle Vettovaglie.

E così si arriva alla seconda parte di questo ragionamento: un provvedimento di carattere repressivo ha valenza soltanto se la pena è comparata al danno. Piaccia o meno lo spirito dell’ordinanza, il provvedimento è stato adottato dall’autorità pubblica, per cui quanti – a bordo dei tir – lo violano o lo violeranno deliberatamente, quasi fosse carta straccia, non dovrebbero andare incontro ad una semplice sanzione pecuniaria di 84 euro. E’ ridicolo.

Di più: proprio Richichi ha reso noto che l’Aias ha presentato un ricorso gerarchico al Ministero dei Trasporti per ottenere l’annullamento dell’ordinanza, additata come atto illogico e irragionevole. Un ricorso che potrebbe avere delle ripercussioni immediate, se è vero che esso potrebbe determinare seduta stante la sospensione del provvedimento per porre in essere le opportune valutazioni. Non a caso ieri, a Palazzo Zanca, regnava un clima d’incertezza. Se a ciò aggiungiamo il ricorso che prevedibilmente l’armatore redigerà con cura, un ricorso molto più dettagliato che prenderà di mira l’urgenza e l’indifferibilità del provvedimento, abbiamo una chiara cartina di tornasole della confusione imperante.