fbpx

Messina, Alfano in città per ricordare Borsellino: “Repressione e prevenzione per sconfiggere la mafia” (FOTO)

/

alfanoLa figura del giudice Paolo Borsellino è scolpita nella memoria collettiva dei siciliani per bene. Il suo sacrificio, come quello di Giovanni Falcone e degli agenti delle rispettive scorte, testimonia il tremendo tributo di sangue versato da onesti funzionari dello Stato per la tutela delle istituzioni democratiche.

E proprio per celebrare l’anniversario della sua morte, l’Università di Messina ha organizzato un focus sulla lotta alle mafie, un evento commemorativo utile per presentare i nuovi master di primo e secondo livello su “Prevenzione e contrasto dei fenomeni di criminalità organizzata di tipo mafioso, della corruzione politica-amministrativa, amministrazione e gestione dei patrimoni confiscati alla mafia”.

Una scelta, quella compiuta dai vertici dell’Ateneo, che ha un forte significato simbolico, se è vero che proprio Borsellino insisteva sulla necessità di congiungere la repressione del fenomeno mafioso ad una promozione della cultura della legalità.

Ad aprire i lavori è stato naturalmente il Magnifico Rettore, Pietro Navarra, che ha voluto ribadire l’impegno del mondo accademico per il risveglio morale della società. I master, in tal senso, costituiscono un passo centrale nella strategia dell’Ateneo, un segno tangibile per dimostrare come gli esempi del pool di Palermo possano condurre, anche anni dopo, ad un percorso formativo per le future generazioni.

Dopo di lui sono intervenuti, fra gli altri, Nicola Fazio (già presidente della Corte di Appello), Antonino Totaro (Presidente del Tribunale di Messina) e Giovanni D’Angelo (Procuratore Generale della Repubblica). Quest’ultimo, in particolare, ha voluto sottolineare come corruzione e mafia siano piani soltanto apparentemente distanti: “Chi delinque tradisce il patto sociale che dovrebbe legare il singolo allo Stato e asservisce il bene comune all’interesse personale. Trattare i corrotti come i mafiosi è pertanto una linea apprezzabile e doverosa”, ha affermato D’Angelo a conclusione del suo intervento.

Subito dopo si è aperta una tavola rotonda moderata da Antonio Saitta. Un dibattito fra il padrone di casa, il Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche e Storia delle Istituzioni Giovanni Moschella, Luigi Chiara (Docente di Storia Contemporanea) e Liliana Todaro. Proprio il Sostituto Procuratore della Repubblica ha voluto evidenziare lo spessore umano dell’uomo Borsellino, rimasto con la schiena dritta anche di fronte ad atteggiamenti non certo chiari di alcuni settori dello Stato, nonché l’importanza di un’analisi a tutto tondo sulle radici socio-economiche del fenomeno mafioso.

Le conclusioni, invece, le ha tratte un ospite d’eccellenza: il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Plaudendo alla decisione dell’Ateneo di affiancare corruzione e mafia nella prospettiva di una disamina scientifica, l’esponente del Governo ha sottolineato come “entrambe queste fattispecie finiscono con l’alterare la libertà dei mercati, ledendo il principio di concorrenza e frenando lo sviluppo economico di questa terra martoriata”. Da qui l’esaltazione dell’approccio messo in campo dal Magnifico Rettore, con l’auspicio che proprio dall’Università di Messina e dal nascituro corso possano arrivare degli spunti utili per il Legislatore.

Chiare, infine, le coordinate lungo cui muoversi: repressione e prevenzione attraverso  l’arresto dei latitanti, il carcere duro per i boss ed il contrasto patrimoniale alle famiglie mafiose. Su quest’ultimo punto Alfano è stato netto: “non si può affermare il principio che la mafia dà lavoro e lo Stato, col sequestro dei beni, lo toglie. Lo Stato si deve fare carico dei lavoratori attraverso un management industriale che scremi il mercato, facendo così scomparire solo quelle imprese che vivevano esclusivamente per il doping finanziario praticato dalle associazioni criminali”. Proprio per questo, ha chiosato il leader del Nuovo Centro Destra, “dobbiamo guardare a un disegno organico di contrasto alle mafie e alla patologia della corruzione: dobbiamo cioè creare un meccanismo d’intervento sul patrimonio dei corrotti simile a quello messo in campo contro Cosa Nostra”.