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Messina, Accorinti non ci sta e replica a Lo Monaco: nessuna leggerezza, sediamoci ad un tavolo

E’ un Renato Accorinti arrabbiato, quello che sfila di fronte ai giornalisti in conferenza stampa. E’ alterato, il sindaco, per lo scontro anomalo con Pietro Lo Monaco, per le sue bordate ritenute – forse non a torto – fuoco amico. Ed è arrabbiato perché vede il livore di una tifoseria che mette in dubbio perfino la sua passione per lo sport. Proprio per questo, per sgomberare il campo da eventuali fraintendimenti, il primo cittadino precisa subito: “Non si tratta di una questione personale fra me e i vertici dell’Acr. Il successo della squadra e la gioia dei tifosi sono un fatto sociale, che io stesso non ho mai sottovalutato. Però non voglio equivoci, per questo motivo ho convocato questo incontro con l’assessore competente, De Cola”.

E proprio l’altro esponente della Giunta, schiarendosi la voce, offre uno spaccato sul contenzioso in corso. “I punti sollevati in questi giorni dal proprietario dell’Acr sono tanti. Cominciamo con la questione del muro: i lavori sono terminati, mancano le barriere di protezione nella parte alta. Sedici di metri di guardrail che non sono più in produzione. E’ stata la stessa ditta che cura i lavori a farcelo presente, promettendo in tempi brevi la fine dell’opera. Anche perché se non terminano il progetto, non ricevono i pagamenti, quindi è nel loro esclusivo interesse”. Capitolo luce: “Ieri sera abbiamo fatto un sopralluogo per i controlli del caso. E’ tutto in regola per l’inizio della stagione e per le partite in notturna. Abbiamo simulato un black-out, lasciando accese le torri che beneficiano dell’energia proveniente dai gruppi elettrogeni. Non ci sono problemi, ma per fugare ogni perplessità stiamo comprando lampade di riserva qualora si verificasse un’emergenza nell’emergenza”.

La palla passa allora al primo cittadino. L’intento di Accorinti è chiaro: palesare a tutti che la volontà della Giunta coincide con il bene sportivo della società. E chiarire implicitamente che il messaggio di Lo Monaco non ha intimidito un ceto politico, quello di Palazzo Zanca, che intende ostentare noncuranza nei confronti dei poteri forti, pur scongiurando smottamenti societari: “L’Acr non ha mai chiesto una concessione pluriennale. Hanno trasmesso una bozza, nulla di più. Lo Monaco mi accusa di non avere fornito alla società i campi di allenamento? Ma se l’idea di costruire i due impianti l’ho avuta io. Ho anche proposto l’aria sulla Statale 114, là dove prima stanziavano i circhi! E’ da cinquant’anni che questa città non ha simili strutture e ora volete dare la colpa a me per le questioni tecniche?”.

Nega, il primo cittadino, di avere compiuto qualsivoglia leggerezza. E aggiunge: “E’ la prima volta che il Comune incassa per la concessione dello Stadio. Un tempo o ci rimetteva, o lo dava gratis. Adesso mi attaccano perché porto Vasco Rossi, ma se non lo avessi fatto quanti avrebbero detto – nella Confcommercio, fra gli albergatori, fra i ristoratori – che avevamo perso un’occasione offrendo l’ennesimo regalo a Catania?”. Dopo i fulmini, l’arcobaleno: la notizia di un confronto telefonico con il socio unico della realtà sportiva e la promessa di un incontro in serata o, al più tardi, domattina. A questo punto Accorinti distende i nervi, respira con più calma e spiega: “Sono disposto anche a vendere il San Filippo, se Lo Monaco è interessato. Ma i contratti si fanno in due: se già vendere una casa richiede una trattativa difficile, figuriamoci la vendita di un impianto di queste dimensioni”. L’ultima battuta è sullo stadio Celeste: “Se il Città di Messina si ritira, lo metteremo a disposizione. Lo scopriremo a breve: il 20 luglio scadono i termini”.