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Guerra a Gaza, Noa da Palermo invoca la pace

MO: L'APPELLO DI NOA DA PALERMO, SOLO DIALOGO CI PUO' SALVARE “Solo il dialogo puo’ porre fine a questo conflitto”. Da Palermo la cantante israeliana Noa ribadisce l’appello alla pace lanciato stamane con una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera nella quale esorta i “moderati” a prendere le distanze dagli “estremisti” delle due fazioni per “cambiare le regole del gioco”. “Solo il dialogo – ripete oggi l’artista in un’intervista all’ANSA – puo’ porre fine a questo conflitto: noi, israeliani e palestinesi, dobbiamo cooperare, superando le nostre paure e i nostri sospetti”. Domani nel capoluogo siciliano Noa presenterà il suo nuovo progetto discografico “Love Medicine”, con una serata di solidarietà organizzata dal Rotary. Sarà la prima esibizione dell’artista in Italia dopo che nei giorni scorsi il suo agente, Pompeo Benincasa, ha lamentato un boicottaggio a causa della cancellazione da parte dell’associazione Adei-Wizo-Donne Ebree d’Italia, del concerto previsto per il prossimo 27 ottobre al Teatro Manzoni di Milano. E proprio da una terra come la Sicilia, punto d’approdo di migliaia di persone in fuga da guerra e persecuzioni, la cantante israeliana Noa rinnova l’invito alla comprensione e alla solidarietà tra i popoli. “Il dramma dei migranti – sottolinea – è una emergenza continua, che si verifica in molte parti del mondo. Penso che i siciliani si stiano comportando in modo molto nobile e compassionevole”. Dal palco del Teatro di Verdura Noa si esibirà suonando con il suo storico chitarrista Gil Dor, accompagnato dal bassista Adam Ben Ezra e il batterista Gadi Seri, in un concerto organizzato dal Distretto 2110 Sicilia e Malta del Rotary il cui ricavato andrà alla Rotary Foundation per pomuovere programmi umanitari e culturali a livello locale e internazionale. “In questo mondo – spiega – abbiamo bisogno di una medicina d’amore.
E io credo di dare il mio piccolo contributo con ‘Love Medicine’ che è il mio migliore album”. Palermo attende, dunque, l’esibizione dell’artista il cui rapporto con la Sicilia risale, come lei stessa tiene a precisare, a 24 anni fa. “A Catania ho fatto il mio primo concerto in Italia: amo la Sicilia, per me è come una seconda casa”. La “mia isola” la definisce la cantante israeliana, da sempre attenta alle tradizioni culturali dei Paesi che si affacciano sulle due sponde del Mediterraneo. E aggiunge: “Sono orgogliosa del fatto che i siciliani riescano a comportarsi come esseri umani in un contesto così difficile come quello degli sbarchi. Credo sia un esempio da seguire anche in altri luoghi di sofferenza come nel mio Paese e in Palestina”.