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Area dello Stretto, Reggio e Messina isolate: “siamo trattati come la periferia dell’Impero”

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“La vicenda rocambolesca dei collegamenti tra Messina e Reggio Calabria non riguarda due paesini dell’entroterra, ma due città metropolitane al centro di uno dei crocevia più strategici del Mediterraneo; e non può essere liquidata con “pannicelli caldi” che non fanno altro che rinviare la ricerca di una soluzione efficace”. Lo afferma Michele Bisignano, esperto di politiche di area vasta, già assessore provinciale per l’area dello Stretto, in riferimento alle problematiche legate al collegamento tra le due sponde dello Stretto, Reggio e Messina.

“Partendo dal convincimento che il ricorso al metodo delle proroghe deriva essenzialmente dalla incapacità di programmazione e dalla mancata copertura finanziaria da parte del Ministero dei Trasporti, necessaria per assicurare mediante bando di lunga durata un servizio continuo per le esigenze del territorio.

Ed è evidente che questo è un dato di fatto politico.

Certamente le buone intenzioni non sono mancate – continua Bisignano – ma purtroppo, agli annunci, non sono seguiti fatti, e si è così rimasti sul piano dei buoni propositi e delle pie intenzioni.

Pie intenzioni di cui è lastricata la via marittima dello Stretto, espresse recentemente in occasioni di momenti importanti, i quali avevano fatto ipotizzare una inversione di tendenza. In particolare quelli del febbraio del 2013, nell’ambito di una riunione convocata dal Prefetto pro-tempore di Reggio Calabria sul tema dell’ottimizzazione dei trasporti dell’Area dello Stretto e di una governance unica nel settore.

Riunione alla quale parteciparono i rappresentanti della Regione Calabria e del Comune di Reggio, il Presidente della Provincia reggina ed il Presidente della Camera di Commercio, e nella quale il Presidente dell’Autorità Portuale di Messina manifestò ufficialmente la propria disponibilità ad investire risorse economiche nonché a divenire soggetto attuatore del Ministero dei Trasporti, per i collegamenti della metropolitana del mare, a condizione che si attuasse un raccordo-accordo tra Regione Sicilia e Regione Calabria, ad oggi mai verificatosi.

Ed ancora nel luglio del 2013, alla vigilia della solita preannunciata sospensione del servizio ed alla solita proroga-panacea, quando gli assessori regionali ai trasporti ed infrastrutture dichiararono che sarebbe avvenuta una incentivazione dei collegamenti veloci nello Stretto, ed un collegamento diretto con le isole eolie, annunciando l’istituzione di tavoli tecnici.

Ed ancora quella del 19 febbraio del 2014, in cui gli assessori regionali siciliani e calabresi ai trasporti, i sindaci di Messina e Villa san Giovanni,  il Presidente di Rfi, nonché i dirigenti di Blueferries, effettuarono un sopralluogo nelle stazioni marittime di Messina e Villa. In tale occasione fu annunciato un crono-programma di sei mesi, per realizzare interventi che rendessero sicure e accogliente le due stazioni marittime, (magari utilizzando stanziamenti mai spesi) e prevedendo la facilitazione degli accessi per i collegamenti dei mezzi veloci. In tale contesto si prevedeva inoltre il miglioramento del servizio di trasporto integrato dell’areoporto Tito Minniti, oltre ad ulteriori ipotesi progettuali relative alle infrastrutture connesse, che versano ad oggi in stato di assoluto degrado. Ulteriori incontri sono poi avvenuti tra i sindaci dell’area dello Stretto e il sindaco di Messina con la sottoscrizione di documenti formali inviati al Ministero. Successive audizioni in sede di Commissione Trasporti presso la Camera dei Deputati hanno poi denunciato le immense criticità dei sistema dei trasporti e della mobilità nell’area dello Stretto.

Il risultato, purtroppo – dice ancora l’esperto – è un trattamento da estrema periferia dell’impero, con il permanere di un di servizio monco, con l’adozione di orari da “copri-fuoco” e nessuna organizzazione in merito ai servizi necessari per la stagione estiva, la quale avrebbe potuto portare importanti flussi turistici nel Messinese e alle Isole Eolie mediante la fruizione dell’ areoporto dello Stretto, nonché la prosecuzione di un servizio disallineato da ogni logica di trasporto integrato e l’utilizzo di una stazione marittima con impianti da terzo mondo.

In tale contesto si inserisce la preannunciata cessione d’azienda della Blueferries prevista nel piano industriale dell’holding Rfi.

Nonostante questo quadro a tinte fosche, non mancano le occasioni per affrontare il problema dei collegamenti dello Stretto in maniera più organica, come la costituzione ad opera del Ministero dei Trasporti di un tavolo tecnico ai fini della relazione di uno studio di fattibilità per il miglioramento del sistema di collegamento marittimo ferroviario e stradale dello Stretto di Messina, che costituirà la base per un accordo di programma tra Ministero-Regione Calbria- Regione Sicilia sulle risorse finanziarie europee previste per il periodo 2014-2020. Altra rilevante occasione è l’utilizzo strategico, a partire dalla fase dell’individuazione degli interventi e della elaborazione progettuale per i fondi Pon Metro relativi all’area metropolitana di Messina e a quella di Reggio Calabria. Interventi che dovrebbero mirare inoltre alla realizzazione di un servizio di trasporto pubblico integrato (Tpl) , in modo da far si che la tanto auspicata area integrata dello Stretto non rimanga un progetto sulla carta.

In ultimo – conclude Michele Bisignano – è possibile ricordare come l’Unione Europea promuova l’incentivazione dei collegamenti marittimi tra i porti comunitari ed extracomunitari, attraverso lo sviluppo di collegamenti tra porti viciniori, non più visti solo come poli logistici, bensì come aperti spazi dalla dimensione pubblica”.