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Trattativa Stato- Mafia, secondo i Pm la sostituzione al Viminale tra Scotti e Mancino faceva parte della trattativa

images ”Appresi della mia sostituzione al Viminale con Nicola Mancino dalle dichiarazioni dell’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato”. Così l’ex ministro dell’Interno, Vincenzo Scotti, durante il controesame del processo per la trattativa tra Stato e mafia al bunker dell’Ucciardone di Palermo. “Non ho nessun dato di fatto sulla mia sostituzione al Viminale – ha ribadito Scotti – non c’era alcuna notizia di stampa, perché i giornali indicavano Nicola Mancino come ministro dei Lavori pubblici”.

”Non ho nessuna conoscenza, nessun dato di fatto di un coinvolgimento dell’onorevole Nicola Mancino nel mio avvicendamento da ministro dell’Interno a ministro degli Esteri” ha detto Scotti.

Secondo l’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai pm Roberto Tartaglia, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, la sostituzione di Vincenzo Scotti con Nicola Mancino, a fine giugno 1992, cioè dopo la strage di Capaci, avrebbe fatto parte della trattativa tra Stato e mafia.

Al processo, Scotti ha poi riferito che quando era ministro dell’Interno non aveva “notizie di iniziative dei vertici del Ros che esulassero dai loro ruoli istituzionali”.

Quanto a Calogero Mannino, ”Nicola Mancino non mi parlò mai di esternazioni di pericolo” che gli sarebbero state fatte dall’ex ministro. Poi, alla domanda su quale fossero i rapporti con Mancino, ha risposto: “Io e Nicola Mancino non facevamo parte della stessa ‘congrega’ quindi non avevo con lui rapporti politici, avevo avuto qualche contatto nella mia funzione da ministro in riferimento all’esame di provvedimenti al Senato, ma solo in riunioni collegiali”.

In una delle scorse udienze Scotti, oggi ottantenne, aveva deposto in aula affermando, tra l’altro, di aver firmato, nei mesi antecedenti le stragi mafiose del ‘92, una circolare con cui aveva lanciato l’allarme di un pericolo attentati di Cosa Nostra in Italia. Dopo l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, ucciso a Palermo il 12 marzo ‘92, sulla scorta di una serie di segnalazioni di forze di polizia e dei Servizi, Scotti e l’allora capo della polizia Vincenzo Parisi decisero si segnalare, tramite una circolare alle prefetture, il rischio di un imminente piano di destabilizzazione ideato dalla criminalità organizzata. Qualche giorno prima Scotti aveva lanciato l’allarme sulla possibilità di “cadaveri eccellenti” davanti alla Commissione antimafia. ”In quell’occasione – aveva raccontato l’ex ministro – misi la commissione davanti alla scelta se andare allo scontro frontale con la criminalità organizzata o convivere con essa”. Lo stesso Scotti, in aula, aveva anche ribadito di non sapere il perché della sua sostituzione al Viminale con il suo successore Nicola Mancino.