fbpx

Reggio, monta lo scandalo delle bollette dell’acqua. Eppure avevamo votato diversamente…

acqua-pubblica_fondo-magazineVa bene, ormai è subentrata la cattiva abitudine: gli aumenti delle bollette in tempi di crisi sono quasi fisiologici. Di solito, noi sfortunati contribuenti-consumatori, assistiamo impotentemente ad un’ascesa verticale sincronizzata: luce, gas, acqua e chi più ne ha più ne metta. Se la fortuna c’assiste, lor signori rivedono a rialzo anche il prezzo dei barili di petrolio, sicché il caro-benzina non soffra di solitudine. “E io pago”, sbotterebbe Totò.

Anche la follia però ha dei limiti ragionevoli, e quanto accade a Reggio nel settore idrico è oggettivamente fuori dalla grazia del Cielo. Abbiamo registrato stamane la denuncia di un semplice impiegato, colpito – o per meglio dire “stangato” – da una bolletta di 1.858,30 euro. Un’enormità. Il lettore, a questo punto, supporrà di essere di fronte al concessionario solitario del Niagara. Ebbene, così non è. L’impresa, la So.Ri.Cal. SpA, muovendosi nei termini di legge con duttilità quasi anarchica, aveva calcolato in via deduttiva circa 1400 euro di spesa. Una specie di funesto presagio, come a dire: hai la faccia di uno che si lava spesso, quindi sgancia.

Intendiamoci, la notizia non coglie alla sprovvista la platea cittadina: già in passato Michele Marcianò, capogruppo del Nuovo Centro Destra alla Provincia, aveva lanciato un monito: tanto le imprese quanto i cittadini assistevano esterrefatti alle richieste esose, comparando verosimilmente le pretese economiche coi servizi scadenti di distribuzione. Di più: come ricordano i 5 Stelle, proprio il grave deficit in questo settore fa sì che oggigiorno i calabresi ricevano fondamentalmente la metà dell’acqua erogata dal serbatoio, pur pagandola interamente. Non a caso Daniele Romeo (sempre NCD) aveva puntato l’indice contro i Commissari.

Tutto giusto, per carità. Ma qui il punto è un altro, ed è squisitamente politico: i referendum del giugno 2011 avevano visto il 54% dell’elettorato esprimersi contro la privatizzazione del sistema idrico. Siccome siamo in Italia, vale sempre l’assunto elaborato da Gaber ne “La democrazia”: “II referendum ha più che altro un valore folkloristico, perché dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati… tutto resta come prima e chi se ne frega”.

Così Reggio patisce l’onta di certe assurdità, ma la situazione non migliora sull’altra sponda dello Stretto. A Messina, con ogni probabilità, la resa ridotta di Fiumefreddo costringerà l’assessore all’Ambiente, Daniele Ialacqua, a trattare uno sconto con la Siciliacque spa, concessionaria dei rifornimenti provenienti dalla Valle dell’Alcantara. Una situazione analoga si registra in migliaia di comuni meridionali. A questo punto, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea: ma perché la volontà popolare deve restare lettera morta?