fbpx

Reggio, Gratteri: “Gli 800 uomini promessi da Alfano sono ennesima presa in giro ai calabresi”

10435637_511190752342715_7861299187968247579_nL’occasione era il battesimo ufficiale del “Master Universitario di Secondo Livello in Procedure e Tecniche delle Gestioni Giudiziarie e dei Beni Confiscati alla Criminalità“, attivato dall’ Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, alla presenza di importanti personalità quali il Capo della Polizia Alessandro Pansa, il Direttore della Dia Arturo De Felice, la Presidente della Commissione Antimafia On. Rosy Bindi, il Procuratore Capo di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho e il  Procuratore  aggiunto Nicola Gratteri, ma la Tavola Rotonda tenutasi questa sera nell’Aula Quistelli dell’università reggina, dal titolo ” Il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione tra presente e futuro“, è diventata una riflessione sull’incapacità dello Stato di impiegare in maniera produttiva i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

<<Negli ultimi dieci anni>> – ha dichiarato il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, De Felice– << in Italia sono stati sequestrati oltre 10 miliardi di euro e ingenti patrimoni costituiti da aziende, titoli di credito, quote societarie ed immobili, ma ancora troppo farraginoso è l’iter per restituire questi patrimoni alla collettività>>.  Il dato preciso lo snocciola la Presidente della Commissione Antimafia Bindi secondo cui nell’ultimo anno su oltre duemila confische definitive, solo cento beni sono stati destinati e di questo fallimento,a parere unanime dei relatori, la colpa è da attribuire all’attuale legislazione in materia.  20140606_162928

All’incapacità, altresì, a gestire questi stessi patrimoni una volta sequestrati, che solitamente vengono affidati ad avvocati o commercialisti quando invece necessiterebbero di veri capitani d’azienda. E ad un’Agenzia dei Beni Confiscati isolata nei rapporti con le altre Istituzioni  ed ora spogliata di parte dell’organico, come nel caso della sede reggina;  <<una scelta sbagliata>> – secondo il Procuratore De Raho, mentre <<sterile>> è la questione se essa debba rimanere a Reggio o meno, secondo Gratteri.

Magistrati reggini che su una questione non risultavano, però, perfettamente d’accordo; mentre Gratteri “sbugiardava” il Ministro dell’Interno, Alfano, circa l’invio di 800 uomini su Reggio etichettandola come “l’ennesima promessa fatta dai politici per prendere in giro i calabresi“, De Raho ha invece ribadito che questi uomini a Reggio arriveranno e saranno presenti sul nostro territorio.

Un Cafiero De Raho molto ottimista circa gli esiti della lotta alla ‘ndrangheta e ancor di più incoraggiato dagli esempi dell’ex sindaco di Rizziconi, Antonino Bartuccio, e il testimone di giustizia, Tiberio Bentivoglio, anch’egli presente nella sala gremita di studenti. <<A Reggio ormai ci sono le condizioni per ribaltare quell’atteggiamento di soggezione nei confronti dei clan>>, parole che sembrano però stonare con i moniti lanciati poco prima dal Capo della Polizia, Pansa, secondo cui nel futuro bisognerà fronteggiare anche in Calabria i pericoli del cybercrime e del controllo delle fonti energetiche alternative.

Il rischio, infatti, paventato è che nelle more dell’approvazione di un Codice Antimafia aggiornato alle forme di criminalità attuali, nuovi “nemici” dovranno essere combattuti e nuove forme di contrasto dovranno essere trovate.

Dal sistema informativo delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, alla distribuzione di tablet contenenti la propria “storia giudiziaria” a ciascun detenuto, alla modifica del regime del 41bis, alla realizzazione di un’anagrafe per i beni sequestrati: tante proposte per una giustizia italiana in perenne affaticamento.

E l’attenzione viene poi rivolta allo scandalo tangenti dell’Expo e del Mose.  La Presidente Bindi si chiede: “Com’è che in Italia chi è stato in galera già per  per gli stessi reati, gli consentono ancora di partecipare agli appalti pubblici?“. La risposta mormorata da alcuni studenti presenti in platea: “Ma non erano suoi colleghi di partito?”