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Reggio, bollette dell’acqua: una storia sconvolgente. UNC e Adiconsum valutano ipotesi di reato

Acqua“Le bollette dell’acqua recapitate in questi giorni sono diventate un vero e proprio incubo per molte famiglie Reggine, infatti 600, 700, 900 ed oltre 1.000 euro è l’importo richiesto dal Comune di Reggio Calabria ad una famiglia media sia per l’erogazione dell’acqua che gran parte dei cittadini è costretta ad acquistare o prelevare dalle fontane pubbliche, sia per il servizio di depurazione, nonostante in quasi tutto il litorale della città vi sia il divieto di balneazione.

Quanto sta accadendo nella nostra città – sostengono Saverio Cuoco, Presidente regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria e Saverio Vespia, Presidente provinciale dell’Adiconsum, Reggio Calabria – ha dell’incredibile, estenuanti file presso gli sportelli della RE.G.E.S. costringono molti cittadini desiderosi di ottenere chiarimenti sulle bollette o a volerle pagare, ad uno stress psico-fisico insopportabile, considerato anche il clima torrido di questi giorni ed anche se la data di scadenza della prima rata di pagamento o del pagamento in un’unica soluzione è stata prorogata al 21 Luglio 2014, errori manifesti si riscontrano in molte bollette/fatture dell’acqua, tra cui la dicitura ‘utenza uso commerciale in luogo di uso residenziale o utenza non residenziale in luogo di uso residenziale’, nonché la fatturazione arbitraria dei consumi su criteri solo presuntivi, non dalla data di stipula del contratto e dall’apposizione del relativo contatore, ma dalla data di residenza nell’abitazione, che fanno ulteriormente ed illegittimamente aumentare gli importi richiesti.

Inoltre – continuano i due Presidenti – non si è tenuto in alcun conto, della recente sentenza emessa dal Giudice di Pace di Reggio Calabria, su ricorso dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità del pagamento della integrazione dell’acqua corrisposta dagli utenti nell’anno 2013 con riferimento al 2012, a proposito della quale l’associazione aveva chiesto di compensare tali importi, con le bollette/fatture successive.

A tale proposito, le associazioni a seguito della nota pubblicata sul sito della RE.G.E.S. tengono a precisare che le cause si discutono nelle sedi istituzionali opportune e cioè i Tribunali, i soli legittimati ad emettere sentenze e non attraverso comunicati pubblicati su siti internet corredati da motivazioni di parte ed anche se il Comune ha deciso legittimamente di proporre appello, in attesa di conoscere la decisione del Giudice di secondo grado, conserva la propria efficacia e piena validità la sentenza emessa dal Giudice di Pace.

I legali delle due associazioni UNC Calabria e Adiconsum stanno valutando attentamente anche la sussistenza di  eventuali ipotesi di reato da comunicare alla Procura della Repubblica, considerato che dopo il fallimento di qualsiasi opportunità di dialogo con le Istituzioni preposte, non rimane altro che rivolgersi alla Magistratura, per tutelare i diritti calpestati dei cittadini.

Ricordiamo infine che dal 1° gennaio 2014 è entrato in vigore il nuovo Metodo Tariffario Idrico introdotto dall’Autorità per l’energia per favorire costi sempre più efficienti e, sempre dall’inizio dell’anno è diventata operativa la direttiva sulla trasparenza delle bollette per renderle più chiare e dare maggiori informazioni sui diritti dei consumatori, con l’obbligo ai gestori di pubblicare online le Carte dei servizi.

L’Autorità per l’Energia ha messo in campo numerose iniziative a tutela dei consumatori proseguendo con l’avvio di un’indagine per verificare il rispetto delle norme sulla lettura dei consumi e la gestione del contatore, indispensabile anche per introdurre la tariffa sociale’che garantisce ai soggetti economicamente disagiati una fornitura gratuita per soddisfare i bisogni fondamentali, così come è prevista la progressività tariffaria per le famiglie numerose e ulteriori interventi per favorire l’accesso all’acqua.

La normativa prevede anche interventi per la morosità nel servizio idrico, garantendo un livello minimo di fornitura di acqua anche alle utenze non in regola con i pagamenti”.

Pertanto chiediamo – concludono i Presidenti – in virtù di quanto rappresentato, per le famiglie con redditi minimi e per i soggetti economicamente disagiati, che venga applicata la ‘tariffa sociale’ ovvero la gratuità della fornitura e non le mere agevolazioni tariffarie elencate nel regolamento comunale, del tutto irrisorie”.