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Palermo: duro colpo alla cosca di Bagheria, 31 fermati

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Circa 500 carabinieri del comando provinciale di Palermo sono impegnati nell’esecuzione di 31 provvedimenti di fermo del pubblico ministero nei confronti di capi e gregari del mandamento mafioso di Bagheria, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, sequestro di persona, estorsione, rapina, detenzione illecita di armi da fuoco e danneggiamento a seguito di incendio. Il blitz, coordinato dalla Procura di Palermo, ha decapitato il “mandamento” di Bagheria, storica roccaforte di Cosa nostra. Insieme ai reggenti dell’ultimo decennio del mandamento e delle famiglie mafiose di Bagheria, Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia sono stati fermati numerosi uomini d’onore dei clan. Le indagini hanno scoperto che al posto della storica commissione provinciale di Cosa nostra era stato creato una sorta di “direttorio” e che a prendere le decisioni era un capo, in gergo denominato “la testa dell’acqua”, al quale doveva obbedienza anche il reggente operativo del mandamento. Identificati anche gli esecutori materiali dell’omicidio di Antonino Canu, ucciso a Caccamo il 27 gennaio 2006, e del tentato omicidio di Nicasio Salerno, ammazzato sempre a Caccamo il 23 agosto 2005. Scoperte 44 estorsioni, una rapina e una tentata rapina. Quattro i progetti di rapina sventati grazie all’intervento preventivo dei carabinieri.

Sono state le dichiarazioni dei due nuovi pentiti, il killer Sergio Flamia e il geometra Enzo Gennato, a svelare il nuovo sistema di potere nel mandamento di Bagheria. Con loro un contributo determinante lo hanno dato i 44 imprenditori e commercianti che si sono ribellati al racket delle estorsioni. “Contributo decisivo – ha detto Pierangelo Iannotti comandante provinciale dei carabinieri di Palermo”. Tra i fermi dopo le indagini dei carabinieri, coordinati dal procuratore Francesco Messineo, dall’aggiunto Leonardo Agueci, e dai sostituti Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, ci sono nomi eccellenti come Carlo Guttadauro – fratello di Filippo e Giuseppe – capo decina di Aspra. E ancora Giuseppe Comparetto, uomo d’onore di Villabate, ed Emanuele Modica, di Casteldaccia, considerato affiliato alla mafia canadese, che nel 2004 scampo’ alla morte in un agguato a Montreal. In manette anche Antonino Messicati Vitale, rientrato in Italia da pochi mesi (dopo una breve latitanza a Bali, dove era stato individuato e arrestato) e scarcerato per un cavillo. Tra i fermati ci sono Giuseppe Di Fiore, Giovanni Pietro Flamia, Salvatore Lo Piparo, Giovanni Di Salvo, Michele Modica ed Emanuele Cecala, questi ultimi ritenuti responsabili anche di alcuni fatti di sangue.