fbpx

Messina, operazione “Clone”: sgominata banda della zona ionica. Furti, truffe, falsificazione di documenti e targhe di auto. Foto e dettagli

  • AUGLIERA ANGELA
    AUGLIERA ANGELA
  • BITTO CATERINA
    BITTO CATERINA
  • Ferrara Salvatore
    Ferrara Salvatore
  • LO TURCO LUCA
    LO TURCO LUCA
  • SANTORO SILVIO
    SANTORO SILVIO
/

Questura MessinaAlle prime luci dell’alba la Polizia ha fatto scattare l’arresto di cinque individui per associazione a delinquere che operavano a Messina e provincia e che aveva base nella zona ionica. Si tratta di un’operazione che ha sgominato una vera e propria “società del malaffare”, coordinata da elementi con spiccate capacità organizzative e volte alla contraffazione e clonazione di documenti anche di carattere amministrativo.

I provvedimenti di misura cautelare scaturite dalle indagini che vedono indagate complessivamente 14 persone, sono stati emessi dal Gip presso il Tribunale di Messina, D.ssa Monica Marino, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica D.ssa Federica Rende.

Si tratta di:
FERRARA Salvatore, nato a Milazzo (Me), 39 anni;
LO TURCO Luca, nato a Monki (Polonia),, 21 anni;
per i quali è stata emessa a custodia cautelare in carcere.

SANTORO Silvio, nato a S.Teresa di Riva (Me), 68 anni;
BITTO Caterina, nata a Messina, 31 anni;
AUGLIERA Angela, nata a Messina, 21 anni;
per i quali è stata emessa la misura dei domiciliari.

Il capo dell’organizzazione un uomo, pregiudicato, sulla quarantina della provincia di Messina molto abile nell’utilizzo delle reti informatiche, al momento si è reso irreperibile. E’ stata sottoposta alle indagini anche un’agenzia di disbrigo pratiche che coadiuvava i soggetti nell’esecuzione degli atti incriminati.

L’associazione a delinquere contestata a tutti i destinatari dell’ordinanza era volta all’attuazione di reati – furto, truffa, ricettazione, incendio, riciclaggio, appropriazione indebita, falsità materiale, sostituzione di persona – con un unico denominatore: facili e rapidi guadagni.

Le indagini, attivatesi nel gennaio del 2012, hanno preso piede da singole denunce di furto, spesso di autovetture, e da isolati casi che avevano portato alla denuncia in stato di libertà per ricettazione di alcuni soggetti. Nel febbraio del 2012, infatti, furono proprio gli agenti delle Volanti a denunciare per ricettazione uno dei soggetti destinatari di misura cautelare. In quel caso, l’uomo era stato beccato con un’auto rubata e piazzata successivamente su internet per un nuovo acquirente. Inoltre, sempre nel 2012, una donna della provincia di Napoli che rispose ad un annuncio per l’acquisto di una Fiat 500 di seconda mano, recatasi nella città dello Stretto per vedere l’auto, e non avendo avuto risposta dai venditori riesce a contattare la reale proprietaria ed insieme si recano in questura per fare denuncia.

Il lavoro paziente dei poliziotti ha permesso nel tempo di collegare episodi a prima vista estranei tra loro, verificatisi in piccoli centri della provincia messinese e spesso di media rilevanza criminale.

L’ambito in cui più spesso il personaggio a capo del sodalizio, allo stato irreperibile, e gli affiliati, scelti volta per volta, operavano, era quello automobilistico. Nel mirino del gruppo c’erano le società di noleggio auto sparse un po’ ovunque: Antillo, San Filippo del Mela, Linguaglossa e diverse altre località delle coste ionica e tirrenica dove auto di differenti marche e cilindrata venivano noleggiate. Una volta stipulato il contratto, scattava il raggiro che il più delle volte consisteva nel simulare il furto del veicolo con tanto di denuncia. In tal caso ci si avvaleva della collaborazione di agenzie di disbrigo pratiche automobilistiche compiacenti per nuove targhe ed immatricolazione. Si passava quindi al restyling dell’auto: eliminazione di qualsiasi logo che potesse ricondurre il mezzo alle società di noleggio, bonifica e sostituzione di parti meccaniche. A quel punto l’auto “clonata” era pronta per essere immessa sul mercato. Altro sistema era quello di noleggiare l’auto con falsi documenti. Bastava rendersi irreperibili e scomparire per poi con calma rivendere il veicolo ripulito.

Il gruppo non disdegnava di rendersi autore di furti. Principale obiettivo erano, anche in questo caso, mezzi di ogni tipo, ma la merce da trafugare poteva variare: registrato dai poliziotti anche il furto di una ventina di computer all’interno di un istituto scolastico nel giugno del 2012, ritrovati dalla Polizia in casa dei tre autori del furto, tra cui Santoro e Ferrara, poi riconsegnati nonché quello ai danni di un chiosco nel marzo del 2012. In quest’ultima occasione furono razziati un televisore, un impianto stereo, una penna USB, un decoder, denaro in contante nonché gomme da masticare e barre di cioccolata.

Il raggiro dei falsi documenti e di titoli bancari scoperti funzionava bene anche per l’acquisto fraudolento di telefoni cellulari di ultima generazione nonché di gioielli. Infatti, gli indagati si presentavano presso alcune gioiellerie e millantando il possesso di ingenti quantità di denaro, riuscivano ad ottenere oggetti in oro pagati con assegni, naturalmente privi di copertura. Gli oggetti venivano poi rivenduti presso alcuni compro oro ed il ricavato spartito tra i complici.

Ai poliziotti è toccato il compito di mettere insieme i piccoli pezzi del puzzle e ricollegare eventi e persone.

Il caso ha, a volte, aiutato i poliziotti nelle indagini come quando ad esempio un rilevatore satellitare di ultima generazione troppo piccolo e difficile da individuare ha costretto i truffatori ad abbandonare un’automobile; o ancora quando uno dei malviventi ha perso il portafogli all’interno di un’auto rubata e poi rinvenuta.

Le denunce in stato di libertà di alcuni dei componenti, durante l’attività di indagine, come nel caso dei computer rubati, hanno destabilizzato il gruppo e fatto nascere sospetti e sfiducia, costringendo i leader a tranquillizzare gli affiliati e farli riprendere a “lavorare”. Poco dopo, su commissione, la banda accetterà di incendiare due autovetture in cambio di denaro.

Le intercettazioni hanno, infine, confermato quanto intuito nelle indagini. Ruoli nel sodalizio e modus agendi emergono chiari nella descrizione di un’organizzazione che pensava a tutto, dal modo di eliminare eventuali loghi con un po’ di benzina dalla carrozzeria dell’auto alla presentazione del mezzo al nuovo acquirente. Non si poteva fumare ad esempio all’interno dell’abitacolo perché il cattivo odore ne avrebbe inficiato il valore. Una buona conoscenza informatica, confermata dai raggiri sui principali siti di vendita online e social networks, completava il profilo multitasking del gruppo.