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Messina, Ialacqua non risolve il problema: l’emergenza idrica resta

ialacquaUn buco nell’acqua. Se fosse consentito ricorrere all’ironia in una situazione di emergenza per smorzare i toni, con questa semplice battuta potremmo valutare la trasferta dell’assessore all’Ambiente Ialacqua. Sì, perché il membro della Giunta Accorinti aveva giurato e spergiurato, usando financo toni apocalittici: di fronte alla crisi idrica che attanaglia lo Stretto e la Sicilia, “bisogna aprire un fronte ampio con i comuni siciliani che stanno soffrendo la stessa situazione”. A tal fine, considerata l’urgenza, si sarebbe recato personalmente a Palermo per risolvere le criticità.

I toni erano quasi rivoluzionari: Messina non si sarebbe tolta il cappello questa volta di fronte alle tariffe esose richieste da Siciliacque. Anzi, prendendo in contropiede l’Amministrazione siciliana, avrebbe ribadito la necessità di far rispettare il referendum sull’acqua pubblica, un atto dovuto alla cittadinanza, espressasi in tal senso alle urne. Belle parole, per carità, ma come spesso avviene i toni si scontrano coi fatti, i modi da agit-prop pagano dazio alle difficoltà nella gestione della cosa pubblica.

Nessuna novità di rilievo è stata registrata all’orizzonte. Ialacqua è andato sul serio a Palermo, ma è stato accolto da parole di circostanza. Palazzo Zanca ha tenuto un atteggiamento tutt’altro che spavaldo, fornendo un monito alla Regione: una delle province più importanti del contesto isolano già a Giugno si trova in gravi difficoltà, costretta a sospendere l’erogazione idrica in diversi quartieri del territorio cittadino. Questo è quanto.

La linea alternativa decantata dagli accorintiani appare inconsistente: chiedere l’abbattimento della quota pubblica che arriva dall’Alcantara era scontato, ma ci si aspettava almeno una promessa ufficiale da parte dei vertici della Regione. Invece nulla: Messina resta alle dipendenze della multinazionale Veolia, sperando in uno sconto di 69 centesimi per metro cubo d’acqua. Che poco non sarebbe, intendiamoci, ma resta comunque una speranza. Per il resto si continua a puntare su Fiumefreddo, ignorando non soltanto i guasti che ciclicamente colpiscono la rete, ma perfino il monito lanciato meno di una settimana fa dagli esperti del settore: quei 230 litri d’acqua in meno al secondo che avevano persuaso l’Amam della necessità di razionalizzare la distribuzione.