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Messina, 38° posto dell’Università nella classifica degli atenei redatta dal Sole. Corretto il tiro dell’Anvur, ma la strada è in salita

unimeDidattica e ricerca: sono questi i due criteri utilizzati dal Sole 24 Ore per stilare la classifica degli atenei italiani virtuosi. Due indicatori centrali, inquadrati in un contesto più ampio a fianco di altri elementi di rilievo: l’attrattività, l’accesso agli stage, la mobilità internazionale, la dispersione accademica, la soddisfazione degli studenti e l’occupazione lavorativa.

Ora, se le università meridionali piangono, situandosi stabilmente nella parte inferiore della classifica (con la sola eccezione di Salerno), Messina non ride, cullandosi nella magra consolazione di non essere il fanalino di coda. Cerchiamo di analizzare seriamente i dati offerti dal quotidiano edito da Confindustria, senza incedere nel pessimismo ma guardando con sospetto a certi trionfalismi imperanti.

Il 38 posto in ex aequo con Teramo è frutto di una media ponderata fra la trentasettesima posizione nella ricerca e la quarantunesima nella didattica. Tuttavia, di là dalla mera funzionalità, già di per sé discutibile, altri elementi assumono importanza nell’analisi complessiva delle Università. Ad esempio l’accesso alle borse di studio, inteso non come diritto retorico, ma come esercizio di una prerogativa reale, verificabile sulla base dei fondi effettivamente percepiti dagli studenti richiedenti: in questo settore, l’ateneo peloritano scivola alla cinquantesima posizione. Pessimismo e sconforto emergono poi dai dati occupazionali, i quali giocoforza risentono del tessuto sociale d’appartenenza: il cinquantottesimo posto, in tal senso, è un bottino più catastrofico che magro. A dispetto di ciò, ed è il dato sorprendente, si riscontra una ventesima postazione nel settore fiduciario, ossia nel giudizio di valore espresso dai laureati.

Luci e ombre di un bilancio che le autorità accademiche si riservano di approfondire.

Il lavoro de Il Sole24Ore conferma che, utilizzando tutti i parametri che misurano l’attività di un’Università, compresa quindi la didattica, il nostro Ateneo è competitivo. Questo vuol dire, da un lato, che è più che mai necessaria una riflessione a livello nazionale, per modificare le modalità di giudizio da parte dell’ANVUR. Dall’altro, che il lavoro intrapreso da questa amministrazione è indirizzato nella giusta direzione”, afferma il prof. Emanuele Scribano, già Prorettore Vicario. Gli fa eco il collega con delega alla Ricerca, il prof. Salvatore Cuzzocrea, che pur non lesinando lodi nei confronti del lavoro svolto da Navarra, ammonisce i docenti sull’opportunità d’intervenire in merito alle criticità: “Siamo coscienti anche dei punti di debolezza. Stiamo aumentando in maniera considerevole i fondi per la mobilità internazionale di docenti e studenti (si ricordi, per citare un caso, il recente incremento del numero delle borse Erasmus), estendendo il più possibile gli accordi con le istituzioni straniere. Sui rapporti con le imprese del territorio ci stiamo spendendo tanto, così come sulla qualità della ricerca. Come abbiamo già affermato un anno fa, quando la classifica ANVUR ci dava torto, però, il lavoro di valutazione va urgentemente aggiornato, poiché le pagelle dell’Agenzia finora fotografano solo quanto fatto dai docenti fino al 2010, lasciando così fuori i più giovani, cioè quelle forze su cui tutte le università puntano per dare maggiore impulso alla ricerca”.