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L’Alfabeto di Reggio: “B” come Bergamotto

bergamottoIl bergamotto, che fino agli anni 70 ha rappresentato per la nostra economia locale un risorsa inestimabile, tanto da essere definito l’oro verde, ha vissuto, nella passata stagione, una esperienza di “commercializzazione” tutta nuova. Grazie, anche, agli sforzi del Consorzio, del presidente Pizzi e del direttore Crispo, si è promosso, tramite riviste e programmi televisivi di settore, il consumo del prodotto fresco, in forma di premuta, dato che recenti studi hanno provato che il bergamotto ha incredibili potenzialità benefiche contro il colesterolo, un nemico ostinato e difficile da sconfiggere.

bergamotto11La stagione dell’utilizzo in profumeria è purtroppo scemata, per lasciare il posto ad un impiego, nel settore, esclusivamente di nicchia. La speculazione dei produttori di essenza sintetica e la poca lungimiranza della legislazione europea sulla libera concorrenza (che ha ridotto notevolmente le funzioni del Consorzio, di fatto generando un oligopolio – ma il discorso sarebbe lungo, anche se è auspicabile si cominci ad affrontare in ogni sede e non solo per il bergamotto) hanno stroncato la potenza economica di questo prodotto. Allora ben venga l’uso del prodotto fresco, che potrebbe crescere esponenzialmente, favorendo la ripresa economica di una intera città (quanti di noi hanno potuto mantenere gli studi grazie al reddito garantito dalla raccolta del bergamotto!).

Il bergamotto allora deve tornare ad essere sia il simbolo, sia il prodotto della nostra città. Perché no, l’arredo verde della città deve essere prevalentemente impiantato a begamotto, andranno preservate le zone residue di coltivazione. Andrà incentivata, nei bar e ristoranti cittadini, la, salutare, somministrazione delle relative premute.

bergamottoMa, soprattutto, andrà realizzato il progetto, già approvato e finanziato con i fondi del Decreto Reggio, della Scuola Internazionale di Profumeria. Certo bisognerà tenere conto che oggi quel progetto è obsoleto, ma bisogna comunque puntarci, magari riconvertendolo dall’originale Scuola ad un percorso didattico e museale, nel quale a partire dalle piante si arrivi al prodotto finale, con i diversi metodi storici e con le ultime innovazioni, percorso che potrebbe essere utilizzato, nei mesi invernali, dalle scolaresche, per far riscoprire ai nostri figli una parte della nostra identità culturale, e dalle poche industrie rimaste, quale visita guidata per i loro clienti. Nella bella stagione, invece, il sito dovrebbe costituire, assieme ad altre risorse quali i Bronzi e la cultura magno-greca, oltre che al mare, attrattiva per il turismo.

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