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Confindustria loda gli imprenditori siciliani, ma il problema è l’attrattività del territorio

impresaUn inaspettato dinamismo. E’ questo l’elemento caratterizzante che emerge dalla lettura del “Check-up territorio. Dossier Sicilia”, uno studio redatto dalla Confindustria, o per meglio dire dall’Area Politiche Territoriali, Innovazione, Education costituita in seno ad essa.

Il bilancio finale del paper può indurre ad un ragionevole ottimismo, perché se è vero che l’economia siciliana stenta rispetto alla media nazionale, è anche vero che fatto 100 il valore delle esportazioni italiane, il 3% proviene dall’isola. Un dato che ci proietta ben oltre la media delle altre regioni.

Di là dal divario strutturale con le aree produttive nel Settentrione del paese, la regione mostra una spiccata reattività da parte dei piccoli imprenditori, elemento sul quale si è voluto soffermare Antonello Montante, già presidente di Confindustria Sicilia. “Le nostre aziende non sono rimaste con le mani in mano e, piuttosto che piangersi addosso, si sono attivate per cercare nuovi mercati“, ha affermato Montante prima di evidenziare alcuni dati: “a far registrare i numeri migliori non è infatti l’oil (il cui export è diminuito del 23%), ma gli altri comparti, dall’elettronica al farmaceutico, dai prodotti chimici all’agroalimentare, che hanno fatto registrare un incremento del 14 per cento. Pensate quindi che cosa sarebbe questa terra se fossero create le condizioni per competere, se potessimo contare su politiche industriali che non ostacolino chi fa impresa, ma lo incentivino, così come accade nei paesi concorrenti“.

Con un’economia così diversificata, che ha una naturale eccellenza nel settore manifatturiero, viene spontaneo chiedersi quale siano le criticità alla base del sistema. E qui il discorso si complica, perché gli indicatori peggiorano visibilmente nel momento in cui vengono presi in analisi i fattori legati all’attrattività del territorio: un problema che concerne l’assenza d’infrastrutture così come l’istruzione, la scarsa efficienza del mercato del lavoro come il ritardo tecnologico. Un concorso di cause che relega l’isola al diciassettesimo posto (seguita da Calabria, Basilicata e Molise), rendendola poco appetibile agli investimenti esterni.