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Capitane coraggiose: donne che hanno detto no al pizzo e al racket

“Mi manda lo zio… “  Con questo  saluto si erano presentati al negozio di Raffaella Ottaviano a Ercolano, ripetendo una frase pronunciata in tanti altri negozi della città. Ma il pizzo non si paga solo in soldi: possono importi una convenzione per riciclare denaro come accaduto ad Elena Ferraro a Castelvetrano oppure il prezzo da pagare consiste nell’ essere costretti  a trasferirsi altrove per continuare le proprie attività, come accaduto a Francesca Miscimarra.

Storie di donne che hanno detto no al racket e all’usura sono state raccontate nella quarta serata di Trame4, dalla voce di tre “capitane coraggiose”, che non si sono piegate e con il loro no hanno provato a innescare il cambiamento nelle loro realtà.

“Da quando ho denunciato Ercolano è cambiata,  oggi si parla di modello Castelvetrano” ha detto Raffaella Ottaviano spiegando che “si trova il coraggio di dire no se c’è una rete di altre persone che ti accompagna e sostiene in questo percorso”.

La prima imprenditrice a mandare a casa gli aguzzini nella patria di Matteo Messina Denaro, Elena Ferraro, ha detto tanti no a quelli che gli chiedevano di sovrafatturare le prestazioni, una sorta di “pizzo legalizzato” per pulire i soldi frutto delle attività criminali. “Dopo gli arresti capii che la mia vita non doveva cambiare”, ha detto la Ferraro: “tante persone mi hanno dimostrato la loro solidarietà e fondamentale è stato il rapporto con l’associazione Libera Futuro e con altri imprenditori che come me hanno scelto di dire no”.

“Non me ne sono andata per paura ma perché con il nostro no ci avevano fatto terra bruciata intorno, le commesse diminuivano e non avevamo più soldi”, è la testimonianza dell’imprenditrice lametina Francesca Miscimarra che, anche lontana da Lamezia, non dimentica quei giorni e torna nella sua città per dire ancora una volta che “serve denunciare per riappropriarsi della dignità, perché gli aguzzini non ti privano solo dei soldi, ma della vità”. “Questa guerra la si vince insieme” ha detto la Miscimarra che ha sottolineato il ruolo dell’associazione antiracket lametina “che mi ha sempre sostenuto e accompagnato, anche ora che non vivo più a Lamezia”

“2000 le denunce contro usura e racket nell’ultimo anno, più del doppio rispetto al 2011” sono i dati indicati dalla giornalista Raffaella Calandra che ha evidenziato come grazie alle attività delle associazioni antiracket diffuse sul territorio “il ministero degli interni ha stanziato nell’ultimo anno 32 milioni per sostenere le vittime di usura e racket”