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“Viviamo nel Paese del mi ndi futtu”: lo sfogo contro le ingiustizie sui disabili

222248740_disabili_1481Rendiamo noto uno sfogo,  inviatoci da una nostra lettrice, amareggiata dalla triste realtà in cui si trovano a dover fare i conti quotidianamente i disabili e le loro famiglie.

“Viviamo nel Paese del ‘mi ndi futtu’ – scrive la donna – dove trovare il parcheggio dei disabili davanti a scuola è un’utopia… dove ti guardano e ti conoscono quindi sanno il problema e ti chiedono ‘vuoi che ti sposto la macchina?” no grazie… Te lo dico sotto voce ‘Visto che ti prendi il mio posto prenditi anche la nostra disabilità… forse dopo capirai cosa significa. Viviamo in un Paese dove il furbo di turno ti occupa il posto dei disabili e quando gli chiedi di spostarla si arrabbia pure, minacciando anche il professore che è arrivato in tua difesa… dove tu chiedi di liberarti il posto e ti senti dire un attimo; ma un attimo che? Sei sul mio posto e non sei autorizzato neanche per un secondo… dove se lo trovi occupato e trovi il proprietario della macchina e gli dici ‘Guardi che è un posto riservato’  ti guardano ‘E ma non c’era parcheggio, non ci metto molto”.

È un appello vero e proprio che viene mandato all’intera comunità,  non solo reggina, che vuole sensibilizzare i cittadini, le persone, al rispetto di coloro che sono nati o si sono ritrovati ad essere, nel corso della loro vita, meno avvantaggiati rispetto ad altri.

Troppo spesso la disabilità è considerata come qualcosa di distante da ognuno di noi, qualcosa che non ci potrà mai toccare, qualcosa di cui avere paura e che a volte (purtroppo) si ridicolizza o si oltraggia anche con atteggiamenti che a prima vista sembrano fatti in buona fede; ricordiamoci che tutti noi, prima o poi, diventeremo meno abili di un tempo, perchè anche invecchiando si perdono quelle forze che si sono sempre possedute, e che le ingiustizie non colpiscono solo chi disabile lo è, ma anche le famiglie, gli amici, le persone care che inevitabilmente vivono il dramma del loro congiunto.

“Viviamo nel Paese – continua il commento della nostra lettrice – dove non c’è rispetto e ognuno pensa e vuole solo fregare l’altro, dove passare alla cassa davanti a tutti con un disabile viene considerato un privilegio… dove nessuno rispetta lo spazio riservato per lo scivolo per poter salire sul marciapiede, dove l’arroganza di essere ‘normale’ te la fanno pesare a suon di sguardi e ammiccamenti… Viviamo nel Paese dove nessuno se ti vede in difficoltà ti aiuta, dove anche le istituzioni si dimenticano di te, perchè è facile dimenticarsi di chi è più debole… Viviamo nel Paese dove si fanno le cose per convenienza e solo quando se ne può trarre profitto,  per il resto…  mi ndi futtu… dove abbiamo perso di vista i valori, la sensibilità verso il prossimo, la tolleranza, perchè succede anche che se una vecchina passa lentamente, in quanto non ce la fa, sulle strisce pedonali,  l’automobilista le urla contro dicendole di sbrigarsi e offendendola pure! Viviamo in un Paese dove non c’è Rispetto. Viviamo in un Paese dove a volte mi vergogno di essere una cittadina di questo paese!!!”.

Prendiamo come spunto la riflessione della nostra lettrice per considerare la disabilità non come “non abilità” nel fare o nel pensare alcune cose, ma come una forza che queste persone possiedono nel rendere “abili” tutte le altre sensazioni, psichiche e fisiche, che fanno parte di loro e che li rendono ugualmente in grado di percepire ogni gesto, sia positivo che negativo.