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Vibo, operazione “Bis in idem”: truffa aggravata per oltre 8 milioni di euro nell’ambito pubblico. I dettagli

foto 2L’ attività investigativa scaturisce da un’attività ispettiva avviata nel corso dell’anno 2012 dalla Direzione Regionale del Lavoro riguardo alcune aziende, operanti nel territorio della Regione Calabria, che erano risultate beneficiarie della Cassa Integrazione Guadagni in deroga e l’eventuale impiego degli stessi lavoratori durante i periodi di fruizione dei benefici di CIG in deroga – nella prima fase ha consentito di accertare non soltanto come alcune di queste ditte avessero dipendenti collocati in cassa integrazione e, nel contempo, risultassero assegnatarie di altri benefici economici “per il mantenimento dei livelli occupazionali”, ma anche l’assoluta illegittimità dei finanziamenti erogati dalla Regione Calabria.
Il rapporto tra la cassa integrazione in deroga e gli incentivi occupazionali, ed il superamento della loro incompatibilità è apparso da subito strano in quanto per entrambi è radicata la competenza del “Dipartimento 10 dell’Assessorato al Lavoro, Politiche della Famiglia, Formazione Professionale, Cooperazione e Volontariato della Regione Calabria – sede di Catanzaro” organismo preposto all’erogazione e vigilanza.
20140520_121140In questo contesto alcune aziende si sono inserite riuscendo sorprendentemente ad ottenere una cospicua erogazione di finanziamenti in realtà non dovuti. Tutto ciò è stato possibile, nel tempo, proprio grazie ad una fitta rete di complicità di amministratori e funzionari, in spregio alla salvaguardia delle reali esigenze pubblicistiche di cui avrebbero dovuto rappresentare insuperabile presidio, e con la compartecipazione di alcuni addetti alle principali organizzazioni sindacali. Da qui le indagini sviluppate dalle Fiamme Gialle di Vibo Valentia con la collaborazione di personale della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Vibo Valentia, che hanno portato alla scoperta della maxi truffa. Tali azioni configurano i reati previsti e puniti dagli artt. 81, 110, 640 bis c.p., perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro, inducevano in errore l’ente Regione Calabria, utilizzatore dei fondi POR 2003-2007, nonché la CEE, ente finanziatore, procurando l’ingiusto profitto rappresentato dall’ottenimento e dal mantenimento del contributo in violazione delle condizioni di ammissibilità ed in misura superiore al limite massimo pari al 50 % del costo del lavoro (dovendo il residuo 50% essere comunque a carico dell’impresa, quale
cofinanziamento privato), con corrispondente danno per il Fondo Sociale Europeo.
Per le azioni poste in essere oggi sono stati eseguiti i provvedimenti coercitivi della custodia cautelare in carcere, nei confronti di nr.6 persone e degli arresti domiciliari nei confronti di nr.3 persone.
L’esecuzione dei provvedimenti è affidata al Corpo della Guardia di Finanza, unitamente a personale della Polizia di Stato.
La Guardia di Finanza ha inoltre eseguito su tutto il territorio nazionale in particolare Vibo Valentia, Catania, Catanzaro, Napoli, Palermo, Reggio di Calabria, Siena un decreto di sequestro ai sensi degli art. 321 e 322 ter c.p.p. di beni e conti correnti e quote sociali riconducibili alla società coinvolta nonché i beni ed i conti correnti personali dei soggetti sopra indicati in relazione alle ipotesi delittuose di cui alle imputazioni sopraelencate e del profitto frutto dell’attività criminosa e pertinente ai reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche pari a complessive € 8.237.867,12.
Quattro funzionari pubblici sono stati, altresì, invitati a rendere interrogatorio propedeutico all’applicazione della misura cautelare personale dell’interdizione dall’esercizio del Pubblico Ufficio.