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Vendola a Messina attacca il Pd: la vicenda Genovese dimostra le responsabilità nel verminaio

DSC01490Lo sfondo arcobaleno ospita il leitmotiv dell’iniziativa: “un’altra Europa è possibile”, un mantra che campeggia un po’ ovunque, sulle t-shirt come sui manifesti, sulle spille come sui monitor. Piazza Cairoli si tinge di rosso la domenica mattina, sebbene la partecipazione non sia delle più ampie. “Speravamo in qualcosa di più” trapela dal banchetto. Poco male, l’incontro fra Vendola e Accorinti a supporto della Lista Tsipras scalda ugualmente gli animi dei militanti di Sel e dei simpatizzanti della lista Cambiamo dal Basso. Mancano sette giorni all’appuntamento con le urne e sul palco sfilano due candidate: Antonietta Leto, coordinatrice in Sicilia del Forum per l’acqua pubblica, e Olga Nassis, dottoranda di ricerca in antropologia culturale presso l’Università di Messina. Non è potuta venire Barbara Spinelli, firma illustre di Repubblica e capolista nella circoscrizione isole.

DSC01486Sin dalle prime battute degli intervenuti si capisce quale sia l’avversario reale di questa tornata elettorale: il neoliberismo, certamente; le politiche di austerity volute dalla Germania, non v’è dubbio; ma un occhio di riguardo volge al Partito Democratico di Renzi. Le Leto presenta così la sua visione di comunità europea: “una realtà di pace che garantisca un mediterraneo stabile, non un continente che pratica la politica del fiscal compact costringendo gli enti locali a svendere i beni e servizi”. Ne ha per tutti: “Non vogliamo il Muos come non volevamo e non vogliamo Sigonella, non vogliamo essere il cortile degli americani”. Curioso, se è vero com’è vero che pochi minuti dopo Nassis disegna le possibilità legate a un eventuale rinnovato Piano Marshall per l’Italia. La candidata di origini greche fa da tempo la spola fra Roma e Atene, così presenta uno spaccato dei rischi legati ad un modello di sviluppo definito perverso: “In Grecia la mortalità infantile tocca il 42% e noi, attraverso la politica delle larghe intese, stiamo ripercorrendo la stessa strada, rischiando di diventare un nuovo Bangladesh”. Scenario a dir poco lugubre.

A spezzare la linearità del comizio ci pensa Vendola, giunto in ritardo per un problema in autostrada. Il segretario di Sel non lesina critiche al Partito Democratico sulla gestione del caso Genovese: “Mafiopoli e Tangentopoli hanno una radice antica in questa città. Il Pd ha pensato di vincere cooptando pezzi di quel potere verminoso che doveva combattere. Sinceramente questo precipizio giudiziario mi ha messo tristezza, perché dimostra come il potere soffochi una realtà di provincia come una tenaglia, cosa nota dai tempi di Gullotti. Caro Renzi, mi verrebbe da dire, Genovese sapevi benissimo chi era. E lo stesso vale per Reggio, dove si arriva a Matacena dopo la storia dei boia chi molla, della ndrangheta e dei pezzi della massoneria. Per questo siamo sempre stati contrari al Ponte sullo Stretto: al di fuori del rispetto per l’ambiente, rischiava di unire due cosche e non due coste”.DSC01493 Il governatore della Puglia è un fiume in piena e sul palco rincara la dose: “Questo è il territorio in cui il potere ha creato zone d’ombra come Barcellona, la Corleone della provincia. Solo Renato ha raccolto la sfida, cogliendo in contropiede la politica”. Chiamato in causa, Accorinti ha risposto al suo interlocutore rivendicando il senso della sua missione: “Quanto detto da Vendola è vero, ma la rivoluzione che vogliamo attuare non parte dal vertice, parte dai singoli, dagli individui. Se fossi solo a gestire tutto, soprattutto le questioni milionarie potrebbero spararmi, chi si è visto si è visto. Ma non possono sparare alla cultura che stiamo introiettando in questa città”. Una chiosa il sindaco l’ha riservata anche al suo predecessore finito agli arresti: “Ricordo quando parlai con Genovese sindaco e gli dissi della volontà di costruire una flotta comunale per l’attraversamento dello Stretto. Il clima si raggelò, c’erano interessi economici pesanti da difendere e tutelare. Per questo, dico, dobbiamo avere compassione per queste persone malate di denaro. E compassione non è una brutta parola”.