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Scajola, Matacena e Chiara Rizzo: tutto gli intrecci che emergono dall’ordinanza di custodia cautelare

ScajolaAnche nel giorno del suo compleanno, l’ex ministro Claudio Scajola si preoccupava delle vicende legate ad Amedeo Matacena. E’ quanto rileva il giudice per le indagini preliminari, Olga Tarzia, nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Scajola e di altre sette persone. “Gia’ dalle prime ore della mattina del 15 gennaio 2014, giorno del compleanno dello Scajola – scrive il giudice – si registravano numerosi e frenetici contatti telefonici tra lo Scajola, la sua segretaria Roberta Sacco, Chiara Rizzo ed il personale di scorta del primo, soggetti quest’ultimi che risulteranno parte attiva e determinate a garantire agevoli spostamenti nel territorio italiano della moglie del Matacena. Telefonate volte all’organizzazione di un incontro che Chiara Rizzo avrebbe dovuto avere, con altri soggetti, nella tarda mattinata dello stesso giorno nel comune di Bernareggio“, in provincia di Monza.

Arresto ScajolaEsisteva un gruppo di ‘amici’, tra i quali anche l’ex ministro Claudio Scajola, che lavorava per fare in modo che Amedeo Matacena non fosse sottoposto all’esecuzione della condanna comminatagli. Nell’ordinanza di custodia cautelare emerge anche che le conversazioni registrate tra la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, e  Scajola, consentivano di “apprezzare – afferma il giudice – l’esistenza tra i due di ottimi e consolidati rapporti personali e di sicure cointeressenze economiche“. “Ancor prima – prosegue il Gip – della decisione della Corte di Cassazione del 5 giugno 2013 che rigettava il ricorso del Matacena contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria del 18 luglio 2012 che condannava l’imputato alla pena di anni 5 di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, rendendo definitiva la sentenza a carico dell’armatore, erano intervenute svariate conversazioni tra Chiara Rizzo, il citato Scajola, una collaboratrice dello stesso ed altri personaggi comunque legati a Matacena e desiderosi di aiutarlo“. “Secondo le cadenze – conclude il giudice – delle conversazioni intercettate, intervallate da servizi di controllo e videoriprese che corroborano la prospettiva investigativa di un intenso lavoro svolto dagli “amici” per garantire che Matacena non fosse sottoposto all’esecuzione della grave pena che gli era stata comminata“.

amedeo matacenaNelle conversazioni tra Claudio Scajola e Chiara Rizzo veniva utilizzato un linguaggio “criptico” in modo da poter coprire l’oggetto delle telefonate, che era Amedeo Matacena. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria. “Appare utile ribadire – afferma il giudice – che ClaudioScajola e Chiara Rizzo nei loro colloqui utilizzano un linguaggio volutamente criptico, facendo allusioni a terze persone al fine di coprire l’oggetto vero bersaglio del loro discorso, che e’ Amedeo Matacena”.

Anche i nuovi strumenti di comunicazione come Viber e Skype sono stati utilizzati da Claudio Scajola e Chiara Rizzo in occasione dei loro numerosi contatti allo scopo di evitare di essere intercettati. Oltre a quelle intercettate ci sono “altre conversazioni – e’ scritto nell’ordinanza – che sono parziali e conseguono a pregresse conversazioni e/o interlocuzioni che i due hanno avuto attraverso l’utilizzo di altri sistemi di comunicazione, tipo Viber o Skype, non intercettate“.

Perche’ Beirut e’ una grande Montecarlo, grandissima Montecarlo“. E’ quanto afferma Claudio Scajola in una conversazione con la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, riportata nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, Olga Tarzia.Scajola aggiunge che anche “Dubai e’ una grande Montecarlo, tanto per essere chiari“.