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“Safe Easter”: i controlli delle capitanerie di porto calabresi su la filiera della pesca

pescaSi è conclusa l’operazione denominata “Safe Easter”, operazione disposta dalla Direzione Marittima di Reggio Calabria e che ha visto impegnate tutte le Capitanerie di porto della Calabria in controlli lungo tutta la filiera della pesca.

L’obiettivo dell’operazione è stato quello di tutelare gli stock ittici contingentati (pesce spada e tonno rosso in particolare), salvaguardia delle specie ittiche allo stadio giovanile, tutela del consumatore finale attraverso mirati controlli in ristoranti, punti vendita al dettaglio ed all’ingrosso, al fine di prevenire eventuali frodi in commercio (realizzate spesso attraverso la sostituzione di prodotti della pesca mediterranea con specie di qualità inferiore e/o d’importazione venduti a prezzi maggiori rispetto a quelli di mercato), verificare la corretta “tracciabilità” dei prodotti ittici posti in vendita e la regolare etichettatura degli stessi.

La Capitaneria di porto di Crotone ha effettuato, nel complesso, oltre 100 (cento) controlli che hanno condotto, nel complesso, al deferimento di 4 (quattro) persone alla competente Autorità Giudiziaria, sanzioni amministrative per circa 8000 (ottomila) euro, 35 (trentacinque) chilogrammi circa di prodotti ittici sequestrati, 340 (trecentoquaranta) ricci di mare e attrezzi da pesca.

In particolare, la maggior parte delle sanzioni amministrative comminate dai militari hanno riguardato, soprattutto nei punti vendita al dettaglio e nei ristoranti ispezionati, violazioni riguardanti la tracciabilità dei prodotti ittici posti in vendita. In pratica gli esercizi commerciali ispezionati non sono stati in grado di dimostrare ai militari la provenienza dei prodotti detenuti e pronti ad essere venduti a terzi. Diverse, anche, le violazioni amministrative riguardanti l’etichettatura dei prodotti ittici posti in vendita obbligo che consente, al consumatore finale, di poter ricevere quel pacchetto di informazioni obbligatorie riguardanti la provenienza del pescato, la specie ittica, se il prodotto sia proveniente da impianti di allevamento o dalla pesca in mare aperto.

Un subacqueo è stato fermato dai militari, intento ad effettuare la pesca in apnea che aveva condotto lo stesso a prelevare dai fondali 340 (trecentoquaranta) ricci di mare. L’attuale normativa in vigore, consente al pescatore sportivo di poter prelevare giornalmente – a salvaguardia della specie – non più di cinquanta esemplari. Il subacqueo è stato pertanto multato e i ricci, posti sotto sequestro, sono stati immediatamente rigettati in mare ancora vivi.

Due le persone deferite alla competente Autorità Giudiziaria per frode in commercio in quanto è stato accertato, nei punti ispezionati dai militari, che i responsabili degli esercizi avevano messo in vendita di prodotti ittici etichettati con denominazioni errate con la finalità di trarre in inganno il consumatore finale.

Altre due persone, infine, sono state deferite alla competente Autorità Giudiziaria in quanto detenevano, ai fini della vendita il primo, e per essere somministrati agli eventuali avventori dell’esercizio ispezionato il secondo, novellame di sardina. Il prodotto è stato sequestrato e parte devoluto in beneficenza e parte distrutto in quanto non ritenuto idoneo al consumo umano da parte del personale del servizio veterinario intervenuto.